Il Tirreno

Lucca

Superfici minime, alt del ministero

Barbara Antoni
L’interno di una pizzeria a Lucca; a destra, una veduta di Palazzo Orsetti
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L’interno di una pizzeria a Lucca; a destra, una veduta di Palazzo Orsetti

Da Roma giunge il parere: «Disposizioni lesive della libera concorrenza»

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 LUCCA. I parametri delle superfici minime (contenuti nel regolamento comunale dei pubblici esercizi) necessarie ad aprire un nuovo esercizio di somministrazione di alimenti e bevande «sono lesivi delle regole di un regime di libera concorrenzavolto a creare le condizioni per un uniforme funzionamento del mercato».  È il parere espresso dalla direzione generale del dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo economico. Parere che arriva su richiesta di un operatore - Giuseppe Riefolo, titolare del Pappamondo, pizzeria a taglio nella zona di piazza Anfiteatro - che ha voluto conoscere un punto di vista fuori dal contesto locale in merito alla questione delle superfici minime (che oggi sono oggetto di un dibattito in seno alla commissione finanze, finalizzato a una modifica degli stessi parametri).  A domanda di Riefolo, la risposta del ministero non lascia spazio a dubbi. «Non risulta in linea con i principi introdotti nel nostro ordinamento dalla direttiva comunitaria 123 del 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, il divieto di imporre limiti alle attività di servizio tranne i casi in cui detti limiti siano giustificati da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica o tutela dell'ambiente, e in conformità e nel rispetto dei principi di non discriminazione, necessità proporzionalità».  «Ritengo che questo parere dovrebbe essere oggetto di riflessione per le categorie e l'amministrazione - dice Riefolo -. Mi sembra sciocco continuare a discutere di qualcosa, vale a dire il regolamento dei pubblici esercizi, che di fatto non ha ragione di essere. Piuttosto, sarebbe bene prendere atto della realtà della legge così com'è e smetterla di fare battaglie insensate. Il mio è un semplice invito al buonsenso».  Il ministero risponde ad altri quesiti posti dal commerciante. La posizione in merito al ruolo dei negozi di vicinato è netta. Circa gli arredi in dotazione a questi negozi, il ministero ritiene che «nei locali degli esercizi di vicinato, gli arredi non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione, quali ad esempio le apparecchiature per le bevande alla spina, né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio assistito».  «Si è ritenuto invece ammissibile, per consentire l'effettiva applicazione della disposizione e per garantire le condizioni minime di fruizione, l'utilizzo, negli esercizi di vicinato, di piani di appoggio di dimensioni congrue all'ampiezza e alla capacità ricettiva del locale, nonché la fornitura di stoviglie e posate a perdere», continua.  In base a questi presupposti, il ministero esclude, per i negozi di vicinato, la possibilità di utilizzare il suolo pubblico per la funzione del consumo di alimenti e bevande. «Se non è possibile utilizzare nei negozi di vicinato le attrezzature tipiche dell'attività di somministrazione, non può esserlo a maggione ragione negli spazi esterni antistanti i locali dell'attività. Sulla base del dettato normativo in vigore, gli esercizi di vicinato non possono occupare con tavoli e sedie gli spazi pubblici antistanti l'esercizio commerciale, anche nel caso in cui il gestore si impegni a non effettuare alcuna somministrazione».  

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