Sicurezza
Gli alberi, tra secoli di vita e leggende
Paola Taddeucci
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La quercia delle streghe di San Martino in Colle "Lucca Segreta" racconta dei nostri olmi, lecci e querce ultracentenari
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LUCCA. Alti, maestosi, belli. Hanno visto succedere di tutto, là sotto: guerre, tregue, amori, sofferenze, fatiche, lotte, lavoro, tragedie. Agli alberi, testimoni silenziosi della storia, è dedicata la penultima scheda di «Lucca Segreta», in regalo domani con Il Tirreno. Sul territorio e in città ce ne sono tantissimi, ma spesso di loro non ci accorgiamo o sappiamo poco o niente. In realtà molti alberi hanno secoli di vita alle spalle e qualcuno, addirittura, leggende. Come la quercia delle streghe di San Martino in Colle. Per trovarla bisogna camminare un po', ma appena si fa vedere lo spettacolo è assicurato. Si estende maestosa e quasi irreale con i suoi rami nodosi e tormentati che si allargano fin quasi per 40 metri e ad un altezza di 22. Sembra abbia più di 600 anni e per abbracciarla ci vogliono più di cinque persone. Per quella forma particolare - relativamente poco sviluppata in alto, ma gigantesca in larghezza, quasi schiacciata - è entrata nella leggenda. Si dice, infatti, che sui suoi rami amassero riunirsi le streghe per il loro Sabbah, danzando e discutendo di magia e sortilegi. Così, sotto il peso dei loro balli, i rami si sono protesi sempre più verso l'esterno e l'albero ha assunto quella particolare forma schiacciata. Ma si dice anche che sia la quercia di Pinocchio. Sarebbe, cioè, l'albero sotto al quale il burattino più celebre del mondo - creato dalla penna di Carlo Collodi - avrebbe nascosto i denari, su istigazione del Gatto e la Volpe. Tutt'altra storia per l'olmo delle Mura urbane. Fedele custode della storia di Lucca, si trova sulla rampa che dalla vecchia Porta San Donato sale verso l'omonimo baluardo. È l'ultimo olmo centenario delle Mura, tutti gli altri furono decimati da una malattia. Avrà sicuramente visto crescere i lecci di piazzale Verdi, piantati uno accanto all'altro come piccoli fratelli, ognuno dei quali in ricordo di un soldato morto nella Prima guerra mondiale. E avrà ascoltato tante volte lo scrittore Mario Tobino che nelle sue frequenti passeggiate sulle Mura sembrava parlare agli alberi, perché non li considerava essere vegetali, ma le anime dei lucchesi. E, a proposito di piante monumentali, diverse segnalazioni arrivano da Ettore Benedetti, di Castiglione, che sulla sua bacheca Facebook ha creato un angolo speciale tutto dedicato a loro. Ci sono, per esempio, i giganteschi castagni di Renaio, uno dei quali è chiamato di Annibale perché, secondo una leggenda locale, il famoso condottiero vi legò uno dei suoi elefanti durante la sua discesa verso Roma. In realtà la pianta ha un'età stimata tra i 600 e gli 800 anni. Benedetti ha poi scovato alcuni alberi particolari, come un sorbo nato e cresciuto sul tronco di un grosso faggio a San Pellegrino in Alpe, un pino nato sulla cima di un castagno a Castiglione e un ginepro dalla forma contorta e quasi impossibile a Palagnana.
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