Sicurezza
Appello dei sindacati per salvare il trasporto pubblico
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Da sinistra Andreozzi Zullo Baratta e Paolinelli «I parlamentari di zona devono fare più pressioni». Dal 2013 i trasferimenti saranno ridotti al 10%
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LUCCA. Per il trasporto pubblico, gli anni orribili partiranno dal 2013, quando gli attuali duecento milioni di risorse per il territorio provinciale, provenienti dallo Stato centrale, saranno drasticamente ridotti a venti. Per questo i sindacati lanciano l'allarme. E, insieme, anche un appello, ai parlamentari che rappresentano il territorio lucchese, dalla Garfagnana all'Alta Versilia. Come spiegano Leonardo Andreozzi (Filt Cgil), David Zullo (Uil trasporti), Maurizio Baratta e Cipriano Paolinelli (Ugl trasporti), «sarà essenziale che i parlamentari del territorio lucchese d'ora in avanti frequentino di più di quanto hanno fatto finora le stanze del ministero e della Regione dove si decidono le sorti del trasporto pubblico, altrimenti questo nel 2013 morirà». Grazie alla proroga concessa dal Comune al servizio (anche se in questa operazione c'è chi, come Andreozzi, ravvisa un provvedimento con finalità in parte elettorali), per il 2011 il servizio del trasporto su autobus, sia urbano che extraurbano, non subirà cambiamenti (i costi sono di venti milioni per tutta la provincia, di cui circa 3milioni 300mila dalla Regione). Nel 2012 il primo taglio alle risorse: rispetto ai 200 milioni attuali per tutta la regione, le risorse dello Stato centrale caleranno del 2,5%; inoltre, le Province dovranno presentare un piano del trasporto urbano in vista della gara per il riaffidamento del servizio, che avrà un gestore unico. Ma nel 2013, sulle risorse di Stato calerà la mannaia, come l'ha prevista la finanziaria licenziata dal governo Berlusconi prima di cadere: venti milioni, non di più, per tutta la Toscana. L'allarme dei sindacalisti parte da qui. Perché, come ribadiscono, «sul trasporto pubblico occorre investire, anche per migliorare l'ambiente. Che è un servizio importante, l'hanno detto gli utenti: in tre giorni mille persone hanno firmato la nostra petizione contro l'applicazione dei tagli previsti dal 5 dicembre». (b.a.)
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