Il Tirreno

Lucca

Cresce la protesta per i pasti a 60 centesimi concessi agli assessori della giunta di Capannori

I genitori protestano contro i privilegi

Arianna Bottari
La mensa di Capannori
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La mensa di Capannori

Pronti a manifestare davanti al Comune: «Favoritismi a danno delle famiglie»

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 CAPANNORI. Pasti per gli assessori a 60 centesimi? Genitori infuriati, al punto da minacciare manifestazioni davanti al municipio. L'interpellanza presentata dal consigliere del Pdl Vanda Cervelli e discussa in consiglio comunale che ha portato alla luce il prezzo che a Capannori non solo i dipendenti comunali, ma anche gli assessori pagano 60 centesimi per un pasto alla mensa, sta sollevando un putiferio.  Immediata la dura presa di posizione del "Comitato 60 centesimi", che da mesi combatte contro il caro mensa applicato nelle scuole del Capannorese e stabilito nel corso del mese di agosto.  «Molti genitori ci hanno contattato infuriati per le notizia sul buono pasto a 0,60 centesimi anche per gli assessori (notizia pubblicata in esclusiva dal Tirreno ndr). Infuriati e delusi, sono pronti a manifestare contro questi favoritismi».  Il Comitato illustra la situzione.  «Infuriati perché non è possibile che, dopo le promesse di questi mesi, si venga a scoprire che vengono privilegiati pochi a scapito delle famiglie. Passi che i dipendenti dell'ente abbiano diritto al pasto come da contratto nazionale, ma chi o cosa stabilisce che gli amministratori debbano avere lo stesso trattamento, mentre alle famiglie sono stati chiesti nuovi sacrifici?».  Il Comitato è a dir poco allibito.  «Il tutto si aggiunge a forti perplessità sulle iniziative promosse dal Comune di Capannori. Un esempio: una famiglia con tre bambini di cui due che frequentano la mensa scolastica, prima del 21 novembre (ovvero da quando è possibile chiedere l'agevolazione sulla tariffa per il secondo figlio) pagava 3,40 euro per il primo figlio e 1,70 per il secondo figlio (sconto del 50 per cento in quanto famiglia con tre figli). Dopo il 21 novembre paga 3,10 euro per il primo figlio e la stessa cifra per il secondo figlio (tariffa ridotta di uno scaglione); il terzo figlio non viene preso in considerazione perché non usufruisce della mensa.  «Il contratto con l'Eudania doveva essere rivisto, lo abbiamo chiesto moltissime volte agli assessori Leana Quilici e Lara Pizza, ma le risposte sono sempre state poco esaustive. Adesso che la verità è venuta a galla, attendiamo di sapere come giustificano questa ulteriore presa di giro nei confronti delle famiglie da parte di un'amministrazione che ha continuato a ripeterci che siamo vicini al collasso, ma che, allo stesso tempo, concede privilegi».

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