La manifestazione
«La botta al paravento ed è apparso il ladro»
Domenico Tani
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Labitazione della famiglia Gori e a destra la porta della cucina dove le sorelle sono state rinchiuse Romano Gori racconta: il bandito in un secondo ha afferrato i soldi
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LUCCA. Il denaro è conservato in una scatola di latta, ermeticamente chiusa, a prova di topi. Ma non di ladri. Basta un gesto fulmineo a un bandito mascherato, per afferrarla dal tavolo di sala e volatilizzarsi con i 150mila euro. Il giorno dopo il misterioso furto, i fratelli Gori - Romano, Gina e Anna - siedono intorno al tavolo di cucina. Luigi, storico custode del campo sportivo dove gioca la Folgor Marlia, è al lavoro. Ma a commentare il colpo della sera bastano gli altri, tutti membri di una famiglia d'altri tempi. Sia i fratelli che le sorelle non si sono mai sposati e continuano a vivere insieme nella casa di famiglia e hanno portato avanti, finché hanno potuto, l'azienda agricola. Insieme hanno investito i risparmi in Bot postali o titoli bancari, tenendo, però, sempre un gruzzolo a disposizione, ma nascosto. Non proprio sotto il mattone, ma in una specie di piccola cassaforte di latta, nascosta in un luogo sicuro, nella migliore tradizione della cultura contadina. Ma questa volta, l'espediente non ha messo i fratelli al riparo dai ladri. E oggi sono ancora scossi: «Ci hanno portato via i risparmi di una vita, frutto di tanti sacrifici. Proprio nei giorni scorsi - raccontano le sorelle - nostro fratello Luigi aveva ritirato dei soldi dalla posta e li avevamo messi tutti nella scatola, in attesa di effettuare alcuni pagamenti. Parte del denaro lo avremmo dato in beneficenza ad alcune associazioni come facciamo ogni tanto quando abbiamo disponibilità. Dopo quello che è accaduto ora viviamo nel terrore. Stanotte non abbiamo chiuso occhio, e ora abbiamo paura a stare in casa anche di giorno. Eravamo abituati a tenere la chiave sempre nella porta. La gente viene a trovarci, entra chiamandoci per nome, ci conosciamo tutti e non era mai successo niente. Ma ora non ci sentiamo più sicuri». E anche ieri in casa Gori è stato tutto un viavai di amici che vogliono stare vicini alla famiglia. «Se metti i soldi in banca o alla posta - osserva un'amica delle due sorelle - è come non fossero più tuoi. Ti fanno firmare mille fogli e poi tante domande. È più quello che spendi per avere il conto di quello che ti rendono i soldi. Se li tieni in casa c'è il rischio che arrivino questi criminali pronti ad ammazzarti o massacrarti di botte anche per pochi spiccioli». L'opinione è condivisa. «Un mio vicino - racconta un'altra pensionata - fu massacrato di botte e gli ruppero anche la dentiera perchè nel portafoglio aveva solo pochi spiccioli. È gente senza pietà specialmente con i vecchi». I fratelli Gori abitano a Marlia in una delle tanti corti della zona, porta a porta con altre famiglie. Una casa di fine corte con la capanna per le bestie. Tutto intorno i campi ed altri annessi agricoli. Un clima familiare che non basta in queste ore a rassicurare Romano Gori, ancora spaventato: «In questi giorni - dice, ripentendo quanto anticipato agli inquirenti - dovevo effettuare una serie di pagamenti e sostenere alcune spese per visite ospedaliere. I soldi li teniamo in banca, ma teniamo anche una certa somma a portata di mano naturalmente ben nascosta. Oggi non si sa più come comportarci, di fronte ad un'economia senza regole. Mercoledì, verso le 19,15, sono andato a prendere la scatola con il denaro, frutto di tanti piccoli sacrifici e anni di duro lavoro, che tengo sotterrata in un annesso agricolo all'interno della nostra proprietà. Ho portato tutto in casa e mi sono messo a mettere in ordine il denaro, buttato nella scatola alla rinfusa». Così - prosegue Romano Gori- «ho cominciato a sistemare prima i fogli da cinquecento. Poi sono arrivati alcuni amici e ho messo tutto in un angolo. Quando sono usciti, mi sono spostato nel salotto. Ho abbassato l'avvolgibile e ho continuato a contare il denaro separando i fogli da 500 euro, quelli da 100, da 50, da 20 e 10. I miei fratelli si trovavano in cucina. Gina stava preparando la cena, mentre Anna e Luigi stavano guardando la tv». È a quel punto che, di colpo, Romano sente un botto. Il paravento del salotto va a sbattere violentemente contro il muro. Il tempo di alzare la testa e nota «un uomo, alto, robusto, con il volto coperto da un cappuccio scuro, con fessure così piccole che non permettevano neppure di vedere gli occhi. Indossava anche un paio di guanti neri». Il bandito non perde un attimo. Si getta quasi a pesce sul tavolo. Allunga il braccio, prende la scatola con il denaro e si precipita fuori. Romano Gori urla: «Cosa fai farabutto». Poi, comincia a rincorrere il ladro. «Il bandito è salito su un'auto, forse una Panda, guidata da un complice, parcheggiata a poche decine di metri dalla casa. Quando ha messo in moto, ho fatto in tempo a prendere quasi tutti i numeri di targa, ma potrebbero non essere giusti perchè temevo che l'uomo alla guida dell'auto facesse retromarcia, per investirmi. Invece è partito sgommando verso via Paolinelli perdendosi nel buio». Al pensionato, ancora in stato confusionale, rientra in casa e solo in quel momento si accorge che le due sorelle e il fratello sono tati chiusi in cucina dal bandito. «Stavamo guardando la televisione - confermano le sorelle - quando abbiamo sentito Romano che urlava. Abbiamo pensato si sentisse male, abbiamo cercato di correre da lui ma ci siamo accorte che qualcuno ci aveva rinchiuso in cucina. Così dalla finestra abbiamo visto che Romano era uscito fuori urlando ma non riuscivamo a capire cosa fosse accaduto». Fino a quando non arrivano i carabinieri da Ponte a Moriano e poi da altre caserme della Piana.
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