Il Tirreno

Lucca

Basista in aiuto del bandito incappucciato

Luca Tronchetti
Romano Gori indica il punto del tavolo dove si trovava la scatola con il denaro
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Romano Gori indica il punto del tavolo dove si trovava la scatola con il denaro

Qualcuno ha informato il malfattore della presenza dei 150mila euro nella casa di corte

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 LUCCA. Un numero di targa che non corrisponde ad alcuna auto immatricolata in Italia. Al momento è l'unico elemento in mano ai carabinieri dopo il clamoroso colpo messo a segno l'altra sera alle 19,30 nella casa dei fratelli Romano, Luigi, Gina e Anna Gori. È probabile che il maggiore dei fratelli, colui che materialmente vede la macchina allontanarsi, abbia invertito cifre e numeri.  Faceva buio e lui non ricorda il tipo di vettura non conoscendo bene i vari modelli. Gli sembra una Punto, nuovo modello con tanto di fari posizionati all'altezza del lunotto termico. Ma può essere una sua impressione dettata dal momento e dalla frenesia degli eventi. Quel numero di targa è un elemento chiave ai fini dell'indagine. E adesso le combinazioni possibili, invertendo cifre e numeri, sono molteplici e non sarà facile per gli investigatori - i carabinieri del radiomobile e quelli della stazione di Ponte a Moriano - venirne a capo nonostante l'impegno profuso per tutta la giornata con l'impiego di numerosi militari.  Certo è che il ladro agisce con una bella dose di coraggio e sangue freddo. Un professionista per giunta fortunato. Agisce indossando un cappuccio alla Diabolik e guanti neri per evitare di lasciare impronte digitali. E pensa a tutto. Anche a chiudere a chiave la porta della cucina dove si trovano, chi ai fornelli e chi a guardare la tele, Gina, Anna e Luigi Gori. Che non possono, anche volendo, reagire alle urla del fratello maggiore provenienti dall'altra stanza: il salotto dove Romano sta contando i loro risparmi prelevati dai buoni e risparmi postali e destinati ad essere depositati in banca. E non possono seguire il bandito nemmeno nel corridoio d'ingresso dove il solo fratello maggiore cerca di riprendersi la magica scatola metallica che al posto dei dolci biscotti contiene il malloppo: 150mila euro. Forse anche di più visto che, proprio quel giorno, erano stati aggiunti tagli più piccoli (5-10 euro) e molte monete.   BASISTA IN ZONA  Se non è il fato che ha mette su un piatto d'argento tutti quei soldi in mano al ladro e quindi il malfattore agisce scientemente significa che qualcuno, oppure lui stesso, sa della presenza del denaro, di tanto denaro, quel giorno in quella casa colonica di corte in aperta campagna. Se così è allora vuol dire che il malvivente è aiutato da un basista. Una persona che conosce bene i Gori, sa cosa fanno, dove vanno, come si muovono durante la giornata. E sa anche che i soldi accumulati spesso li nascondono vicino casa. Sa persino che, in quei giorni, gli investimenti postali decennali di tutti i fratelli sono stati prelevati dall'ufficio dove si trovavano in giacenza. E nascosti in qualche anfratto nelle pertinenze della casa colonica. Probabilmente in attesa di essere depositati in un istituto di credito. Un'ipotesi non del tutto peregrina. Perchè la casa dei fratelli Gori è un porto di mare. Tante gli amici e i conoscenti. E quella porta d'ingresso sempre aperta. Insomma, un facile bersaglio per chi mira a un bel gruzzolo senza troppi rischi.  LE INDAGINI  I carabinieri hanno ascoltato come persone informata dei fatti sia Romano Gori che i suoi fratelli. E in questi giorni scandaglieranno le loro abitudini e le loro amicizie. Nel tentativo di capire meglio i contorni di una vicenda paradossale che ha dell'incredibile per com'è maturata. Certo, se il pensionato avesse segnato correttamente il numero di targa dell'auto frecciata via con il bottino tutto sarebbe stato più facile.

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