Il Tirreno

Lucca

L'esperto: provvedimento inutile

Ilaria Bonuccelli
Marco Chini
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Marco Chini

Fermare il traffico per poche ore non abbatte la concentrazione delle polveri sottili

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LUCCA. Fermare il traffico per poche ore a settimana non serve a migliorare la qualità dell'aria. Serve a sensibilizzare le persone al problema dell'inquinamento atmosferico. Marco Chini, chimico, responsabile per l'Arpat della qualità dell'aria, non ha dubbi: più che imporre la circolazione a targhe alterne la domenica, è necessario proibire l'uso dei caminetti vecchi e l'accensione dei fuochi in campagna, come aveva deciso un paio di anni fa il sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro.
Circa il 50% delle polveri sottili (Pm10) presenti nell'atmosfera, infatti, sono prodotte - dice l'esperto - dalla «combustione non tradizionale».

Dottor Chini, quale effetto ha sulla qualità dell'aria lo stop a targhe alterne imposto per 10 ore una volta la settimana?
«Qualunque persona, anche senza competenze tecniche specifiche, ma che gestisca la cosa pubblica è perfettamente consapevole, ormai da venti anni, che i provvedimenti limitati nel tempo incidano molto poco sui livelli di inquinamento, tanto più se il blocco del traffico a targhe alterne venga adottato per qualche ora la domenica, quando c'è una riduzione del 30-40% del traffico che circola nei giorni lavorativi. Secondo un rilievo effettuato qualche anno fa a Firenze, ad esempio, è emerso che la circolazione a targhe alterne abbatte i veicoli sulle strade del 10-15%. Numeri non alti, soprattutto se si considera che la domenica è un giorno di grande traffico, dal momento che non circolano i veicoli pesanti e quelli di chi usa i propri mezzi per andare al lavoro. Inoltre, spesso, nelle famiglie ci sono due auto: quando scatta il provvedimento delle targhe alterne, si sceglie quale usare e quale lasciare ferma, ma non è che si rinuncia a utilizzare l'automobile».

A che cosa serve, allora, il blocco parziale del traffico?
«Servono soprattutto a porre all'attenzione dei cittadini il problema dell'inquinamento atmosferico, in modo da sensibilizzare tutti a gestire meglio la viabilità».

Che cosa servirebbe, allora, per ridurre l'inquinamento atmosferico?
«I provvedimenti sono molti. Da una riduzione più drastica, totale, del traffico, difficilmente sostenibile, alla riduzione delle temperature dei locali, a interventi per contrastare la combustione delle biomasse. Non mi riferisco alla combustione degli impianti industriali, le cui emissioni, in generale, sono ridotte al minimo, ma ai fuochi che si accendono in campagna per bruciare, ad esempio, le potature degli ulivi. Anche se questa azione non si percepisce come inquinante, in realtà lo è: dalla combustione parziale del legno, dei rami umidi si liberano elementi inquinanti, di grande rilevanza per l'impatto ambientale. Un'altra grande fonte di inquinamento sono i caminetti di vecchia concezione: bene, perciò, fece il sindaco di Capannori a proibire i fuochi all'aperto e l'utilizzo dei caminetti, anche se il provvedimento suscitò perplessità».

Quanto incide sull'inquinamento atmosferico la combustione delle biomasse?
«L'archivio regionale dice che nel territorio di Capannori la combustione non tradizionale produce circa il 50% delle Pm10 presenti dell'aria. Forse la percentuale può essere anche un po' più bassa, ma l'ordine di grandezza è questo».

Ma chi decide i provvedimenti anti-inquinamento da adottare?
«Sono inseriti nel piano di azione comunale che la Provincia invia alla Regione. In sostanza, i comuni di Lucca, Capannori e della Piana indicano una serie di interventi da attivare quando vengono superati i limiti di legge di concentrazioni delle polveri sottili. La modulazione degli interventi, quindi, spetta agli enti locali».

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