Il Tirreno

Lucca

Negozi di vicinato, ancora scontro

Un locale pubblico nel centro cittadino
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Un locale pubblico nel centro cittadino

E le proposte di abbattere le superfici scontentano le categorie

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 LUCCA. Un confronto serrato, ma senza riavvicinamenti sull'articolo 17, quello che regolamenta l'attività dei negozi di vicinato. La spaccatura, fra categorie e operatori, non si è colmata, nemmeno nell'incontro organizzato dalla commissione finanze.  L'occasione era, appunto, la seduta di ieri della commissione finanze, alla quale erano stati invitati operatori dei negozi di vicinato iscritti a Confcommercio e rappresentanti della stessa associazione. Ma il riavvicinamento auspicato in materia di negozi di vicinato e di articolo 17 non c'è stato, come spiega uno dei componenti della commissione finanze, il capogruppo di Sel Antonio Sichi. «I negozi di vicinato - dice - attraverso i loro rappresentanti non hanno colto il valore dell'incontro, che invece era di capire quali erano le soluzioni proposte dagli stessi operatori per migliorare l'articolo 17. Purtroppo le proposte attese non sono arrivate. Piuttosto, abbiamo riscontrato un dibattito acceso in materia di superfici minime per nuovi pubblici esercizi nel centro storico, alla luce delle proposte che verranno portate all''esame del consiglio comunale». La commissione si riunirà nuovamente lunedì 28 novembre. E quella, sottolinea Sichi, «ci aspettiamo che sia una seduta molto importante ai fini del progetto di revisione del regolamento».  Ma le proposte uscite dalla commissione in materia di superfici minime (l'abbattimento del 50 per cento delle attuali dimensioni minime previste) non hanno trovato il consenso delle categorie. Come spiega Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti, «a quelle proposte abbiamo presentato osservazioni congiunte, insieme a Confcommercio. Nel documento che avevamo presentato prima dell'avvio del confronto su questa materia avevamo espresso favore a un abbattimento delle metrature, ma compreso fra il venti e il trenta per cento. Credo che il principio di fondo debba essere di mantenere i requisiti qualitativi in base alle dimensioni. Non ci spieghiamo il perché dell'intenzione di portare a 30 metri quadrati la dimensione minima per un nuovo bar. I 55 metri previsti dal regolamento sono già una misura modesta, non proibitiva. Attendiamo a questo punto di essere chiamati al tavolo di concertazione». (b.a.)

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