Attenzione
La città al tempo dei traghettatori
Paola Taddeucci
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Uno scorcio del ponte San Pietro visto da Nave "Lucca Segreta", quel Caronte nostrano per attraversare il Serchio
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LUCCA. C'erano una volta i traghettatori. Figure a metà tra il fantastico e il leggendario, di cui oggi si può sapere qualcosa solo da testi antichi o dai racconti popolari tramandati di generazione in generazione. Proprio di uno di loro parleremo, tra gli altri argomenti, nell'itinerario 17. È intitolato "Ponti, ponticelli e traghettatori" e lo troverete domani in omaggio con Il Tirreno. L'antico Caronte forse si chiamava Eriprando oppure questo era il nome del suo padrone. Certezza, al riguardo, non c'è. La sua esistenza è nota grazie agli estimi del Seicento dove uno dei passaggi più frequentati sopra il fiume Serchio, in prossimità dell'odierno ponte San Pietro, viene citato come "ad navem Eriprandi". Quel luogo si chiama tuttora Nave e prima dell'edificazione del ponte, dunque, era il punto di approdo e di partenza di una barca con traghettatore. Il cui Caronte poteva essere proprio Eriprando. Allo stesso modo Eriprando poteva essere colui che aveva istituito il servizio, quasi sicuramente un conte o un altro aristocratico della zona. Quella su Eliprando è solo una delle tante curiosità, riguardo a ponti e ponticelli del territorio, che racconteremo nell'itinerario. Per esempio, passando a tutt'altra epoca da quella del nostro traghettatore, proprio il ponte che gli tolse il lavoro è stato inspiegabilmente risparmiato nella Seconda Guerra Mondiale. In realtà rischiò di fare una brutta fine, come molti altri ponti che vennero abbattuti dalla furia della battaglia. Il ponte San Pietro, invece, resse allo scontro, avvenuto a fine estate del 1944, tra soldati alleati della divisione Buffalo e una postazione di mitragliatrice dei tedeschi. Scampò alla devastazione anche il ponte medievale del Diavolo, a Borgo a Mozzano. Se nota è la leggenda che si tramanda dietro al suo nome (sarebbe stato realizzato da Satana), meno conosciuta è l'altra sua denominazione, della Maddalena. Il ponte medievale - fatto erigere da Matilde di Canossa verso la fine del 1000 e poi ricostruito da Castruccio Castracani nel 1300 - è dedicato a colei che nell'identificazione popolare è la donna peccatrice e penitente, alla quale era stata intitolata anche un'edicola o un romitorio sulla riva sinistra dello stesso ponte. Della Maddalena, tra l'altro, esiste una scultura attribuita ad Andrea Della Robbia e che si trova poco distante, nella chiesa di San Jacopo a Borgo a Mozzano. In terracotta invetriata, è una statua di eccezionale bellezza che pochi conoscono e alla quale fanno compagnia altre sculture rinascimentali di grandissimo valore, anch'esse scarsamente prese in considerazione.
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