Il Tirreno

Lucca

I bachi da seta tra coltura e cultura

Paola Taddeucci
Stefania Maffei, allevatrice di bachi da seta
◗
Stefania Maffei, allevatrice di bachi da seta

In "Lucca Segreta" storie e racconti di un mestiere ormai raro

2 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. È una delle poche in Lucchesia. Testimone di un mondo e di abitudini ormai scomparse. E lo fa perché non vada perso ciò che un tempo era consuetudine nella vita quotidiana delle famiglie: la bachicoltura. Domani, con l'itinerario 16 di «Lucca Segreta» in omaggio con Il Tirreno, conosceremo lei e le sue meravigliose creature.  Ad allevare i bachi da seta è Stefania Maffei, impiegata di Segromigno. Appassionata dell'agricoltura e del verde, ha deciso di destinare parte del suo tempo e della sua casa a questo fantastico mondo.  Partendo, ogni anno, da dove tutto ha inizio: cioè dai bachi. Da aprile a luglio ne accudisce 15mila. Appena nati misurano 3 millimetri, dopo circa 3 mesi diventano lunghi 9 centimetri, passando da quattro mute e nutrendosi di foglie di gelso.  In piena estate sono pronti per l'ultima muta e la salita al bosco, quando cioè smettono di mangiare e, arrampicandosi su rami secchi di olivo o di altri alberi, iniziano la costruzione del bozzolo. Un momento davvero spettacolare, al termine del quale dai 15mila vermicelli della partenza escono quasi magicamente i candidi filamenti di seta, ognuno dei quali può misurare fino a 2000 metri.  Ma non ci solo i bachi, a casa Maffei. Ci sono i gelsi, alberi diventati introvabili. E ci sono gli strumenti per la lavorazione dei bozzoli. In questo modo Stefania è in grado di spiegare l'intero ciclo della seta sia alle persone, in particolare bambini, che si recano da lei, sia nelle scuole dove viene chiamata a tenere lezioni e dimostrazioni.  Del resto a muoverla è stata soltanto la passione. La bachicoltura familiare, fino a cento anni fa praticata nelle campagne della Lucchesia quasi da ogni famiglia, è ormai scomparsa perché non più redditizia.  Ma la signora Maffei ha voluto entrare ugualmente in quel mondo, che nemmeno lei aveva conosciuto direttamente, imparando tutto quello che c'era da sapere sulla seta. Lo ha fatto prima di tutto ascoltando i racconti tramandati nelle campagne. E poi non ha avuto difficoltà a trovare documenti e testi da consultare e leggere, di cui gli archivi lucchesi sono ricchissimi.  Quella della seta, infatti, è una tradizione molto antica in Lucchesia, tanto che il Comune ha candidato la città all'Unesco per essere stata una delle capitali europee della leggendaria via della Seta che univa l'Occidente all'Oriente. E lo testimonia, tra l'altro, la mostra a Palazzo Guinigi, in centro storico, intitolata appunto "La via della seta", dove sono esposti oltre 130 capolavori dell'arte serica cinese, centroasiatica e lucchese che coprono più di 1000 anni di storia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa