Il Tirreno

Lucca

Pubblici esercizi, oggi la giunta decide la nuova formula dell’articolo

Kebab al vaglio, cambia poco

B.A.

L'indicazione: tutelare i prodotti tipici lucchesi

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 LUCCA. La giunta comunale darà il via libera oggi alla nuova formulazione dell'articolo del regolamento dei pubblici esercizi che riguarda i kebab e gli esercizi di etnia diversa in generale, estromessi, secondo il regolamento, dal centro storico. Affermazione che ha valso al Comune il richiamo formale dell'Unione europea e l'invito a rivedere la norma. Ma la precisazione sarà lieve.  L'assessore al commercio Moreno Bruni conferma il passaggio dell'articolo nella seduta odierna di giunta ma non si sbilancia.  «Faremo la precisazione richiesta, cercheremo di spiegare meglio il senso dell'articolo. Ma l'obiettivo della nuova formulazione sarà la salvaguardia del prodotto tipico lucchese», spiega l'amministratore.  Anche le categorie si sono già espresse in materia.  La loro posizione in base all'articolo 9 comma 7 sui negozi etnici (che recita «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo dei centri storici, non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività sia riconducibile a etnie diverse»), Confcommercio e Confesercenti l'hanno già espressa. Le categorie chiedono infatti, attraverso il documento unitario prodotto durante la concertazione, la «riformulazione o l'abrogazione del comma in oggetto. Dal dibattito di questi due anni è emerso che non era interesse dell'amministrazione limitare la presenza di ristoranti che si richiamano a tradizioni gastronomiche diverse. Era semmai interesse dell'amministrazione limitare alcune tipologie di attività (friggitorie, attività artigianali di somministrazione, kebab, ecc.). per questo la norma a nostro avviso andrebbe totalmente rivista».  Secondo Massimiliano Bindocci della Filcams Cgil invece, il regolamento dovrebbe lasciare spazio «alla liberalizzazione del mercato in base a licenze sanitarie e con criteri selettivi in base all'arredo urbano e al rispetto della configurazione architettonica. Fuori piazza dei Miracoli, a Pisa, c'è un Mc Donald, ma non è uno scempio perché è integrato nel contesto architettonico».  Secondo Bindocci, il divieto imposto dal Comune di avere sede nel centro storico, per gli esercizi di somministrazione di etnia diversa, «contiene gli estremi per essere contestabile dall'Autorità garante della libera concorrenza e del mercato. Si insiste sulla tipicità dei prodotti locali - continua il sindacalista -, ma anche la pizza non è lucchese eppure questo prodotto e gli esercizi che lo vengono vengono tutelati».  «Questo il nostro pensiero - conclude l'esponente della Filcams -. Lo stesso che abbiamo comunicato per iscritto al Comune in questi giorni, dal momento che ci è stato richiesto il parere in vista della revisione di parte del regolamento dei pubblici esercizi».

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