Il Tirreno

Lucca

Sarà in edicola domani la quindicesima scheda dell’iniziativa “Lucca Segreta”

Alla scoperta di due musei in Val di Roggio

Paola Taddeucci
Uno scorcio del molino di Menicone
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Uno scorcio del molino di Menicone

A Colognora di Pescaglia si celebra il castagno, il Molino di Menicone è dedicato al grano

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 LUCCA. È una zona un po' defilata dai circuiti turistici, che non la collocano mai né tra le montagne né tra le colline, pur avendo le caratteristiche di entrambe. Ma la Val di Roggio, intorno a Pescaglia, la sua identità se l'è conquistata ugualmente. Ed è quella che abbiamo chiamato "Piccolo mondo antico".  È questo infatti il titolo del quindicesimo itinerario di "Lucca Segreta" in distribuzione domani con Il Tirreno. Oggi i lettori trovano il 14º fascicolo, "Antiche mescite di vino".  Domani non vi racconteremo niente di inedito, ma vi porteremo in luoghi poco valorizzati, eppure pieni di storia e di tradizioni molto radicate tra la popolazione.  Luoghi dall'identità, appunto, molto forte e nei quali s'incontrano pezzi e testimonianze di un passato che sembra essersi magicamente fermato per l'eternità.  Le tappe dell'itinerario sono due musei.  Si tratta di quello di Colognora di Pescaglia e del Molino di Menicone a San Martino in Freddana.  Già solo la genesi di entrambi la dice lunga su cosa significhi, da quelle parti, la storia locale.  Tutti e due, infatti, sono stati creati da volontari, gente del posto insomma, che con fatica e sacrificio ha voluto mettere in mostra le proprie origini.  Il museo di Colognora, nato nel 1985, è un omaggio al castagno, l'albero del pane che là, come in altre zone, ha sfamato intere generazioni per secoli: la presenza di selve a Colognora risale addirittura a prima del 1000.  Anche il Molino di Menicone, creato nel 2002, si lega alle tradizioni della popolazione e in particolare alle antiche lavorazioni del grano.  E non a caso in entrambe le località sono numerose le manifestazioni che fanno rivivere il mondo di una volta. Così, in queste occasioni, si danno appuntamento nei vicoli e nelle piazzette dei paesi gli artigiani, ormai rarissimi, che fanno antichi mestieri come il fabbro, l'impagliatore di sedie, il cestaio, la sportaia, il giocattolaio, il granataio e la ricamatrice. In una terra di così forti tradizioni non poteva mancare un'icona sacra.  Ed è la Madonna delle Solca, patrona di Pescaglia e alla quale è dedicato un piccolo santuario in un luogo molto isolato a nord del paese, che si chiamava appunto Le Solca.  Nell'oratorio è conservato un quadro della Vergine che è una copia dell'immagine della Madonna del Sasso di Lucca.  Il dipinto fu terminato nel 1644 e, nel corso del medesimo anno, fu trasportato a Pescaglia dove fu collocato all'interno di un'edicola.  Il culto ebbe una grande diffusione.  E fu così che nel 1696 l'edicola fu sostituita dalla chiesa che nel febbraio 1700 risultava già finita e consacrata.  La venerazione per quell'immagine sacra si mantenne vivace per tutto il secolo XVIII e anche nel XIX, così il vescovo di Lucca, monsignor Nicola Ghilardi, potè dare all'oratorio il nome di santuario nel corso della sua visita pastorale del 1877.

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