Il dolore
Senza accordo si va al Tar
B.A.
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Turisti mentre mangiano un panino sui gradini di una chiesa I negozi di vicinato dettano le condizioni
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LUCCA. Ricorso al Tar contro il Comune se non si arriverà alla revisione dell'articolo 17 sui negozi di vicinato (che impedisce l'utilizzo, nei negozi di alimentari, di sedute e tavoli ma consente solo la presenza di mensole a cui appoggiarsi per mangiare in piedi). È il concetto con cui Giuseppe Riefolo, delegato della categoria dei negozi di vicinato (e quindi paninerie, pizzerie al taglio e simili) chiude - e lo ribadisce a voce - la lettera inviata a Mauro Garbini, presidente della commissione consiliare finanze, nel pieno del dibattito per la revisione del regolamento comunale dei pubblici esercizi. I negozi di vicinato (oltre trenta a livello comunale), attraverso i loro rappresentanti, ricostruiscono motivi ed espressioni di legge in base ai quali l'articolo 17 sarebbe da considerarsi senza valore. «La circolare ministeriale 3603/C del ministero dello Sviluppo economico, dispone - è scritto nella lettera a Garbini - che nei negozi di vicinato il consumo sul posto non può essere vietato e tantomeno limitato. Non capiamo come il Comune di Lucca possa ignorare una disposizione ministeriale, inserendo nel suo regolamento l'articolo 17 che di fatto, eliminando la possibilità di avere tavoli e sedie, limita e indirettamente vieta il consumo sul posto». Inoltre si spiega che «la circolare regionale del 19 dicembre 2006 dispone che l'esclusione del servizio assistito (cameriere e servizio al tavolo) consentirà di differenziare l'attività di vendita con consumo sul posto (esercizi di vicinato) da quella di somministrazione (bar e ristoranti). Contestiamo che la giunta comunale oltre alle direttive ministeriali ignori anche le direttive regionali obbligando i clienti dei negozi di vicinato a mangiare in piedi». E poi, «secondo le norme vigenti (il decreto legge 138 del 13 agosto 2011 convertito in legge 148 del 14 settembre 2011) Comuni, Province e Regioni entro un anno dalla data di entrata in vigore di questa legge nazionale dovranno adeguare i rispettivi regolamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è vietato dalla legge. E dato che sarà obbligatorio eliminare ogni indebita restrizione entro settembre 2012, ci domandiamo perché non lo si possa fare in questo contesto di riforma a livello comunale». La lettera conclude che «siamo negozi di generi alimentari, e nelle nostre botteghe da sempre c'è stata una sedia. Nel rispetto della dignità umana, non chiederemo ai nostri clienti di consumare un trancio di pizza in piedi nella mezz'ora di pausa dal lavoro, nè negheremo ai più anziani una sedia o sgabello dove attendere il proprio turno. L'attività che svolgiamo nasce da una richiesta di mercato; è il consumatore che cerca un servizio alternativo alla ristorazione tradizionale. Non ci sentiamo in concorrenza con i ristoranti, che offrono un altro servizio con tanto di menù, servizio di sala eseguito da personale specializzato, con prezzi e incassi molto diversi dai nostri».
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