La manifestazione
Pericoli e sporco al campo sosta
Alessandro Petrini
Non c'è solo il problema dell'acqua, qui è tutto insalubre
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LUCCA. Era necessaria la notizia delle bollette d'acqua da più di centomila euro all'anno a carico del Comune per portare la politica nei due campi nomadi cittadini. La scorsa settimana i primi sono stati gli assessori Maurizio Dinelli e Marco Agnitti a presentarsi in via delle Tagliate, ieri è stato il turno della commissione comunale sul sociale, guidata dall'assessore Angelo Monticelli. Un sopralluogo a pochissime centinaia di metri dalle Mura per preparare la commissione di domattina e anticipare i temi di cui si parlerà il 21 novembre durante una seduta ad hoc del consiglio comunale. Sulle cifre astronomiche delle bollette, Monticelli assicura che a febbraio sono stati posti dei limitatori dell'erogazione lungo la tubatura che passa per il campo di sosta adiacente al Campo Coni e poi sale in via della Scogliera, e che nel giro di poco tempo la Geal farà partire i controlli sulla rete per capire se ci sono delle perdite, magari causate dai tanti allacciamenti diretti avvenuti negli ultimi anni. Il Campo nomadi. Si trova in via della Scogliera all'interno della golena del Serchio. Costeggiando il fiume si entra nel cuore del parco fluviale e dopo quello che rimane del Centro ippico si cominciano a vedere le prime costruzioni. Qui abitano stabilmente una settantina di persone divise in una decina di famiglie, tutte con il cognome Balestra, lucchesi da generazioni. Il campo risale agli anni '60 e fu posizionato qui su precisa indicazione dell'amministrazione comunale che all'epoca non si curò del rischio idraulico, al quale sottoponeva i nomadi che con il passare degli anni hanno addirittura comprato la parte più a est del campo e hanno iniziato a costruire abusivamente abitazioni più stabili. Qualcuno ha murato edifici a un piano e lastricato un piccolo cortile, riparandolo dal cancello, qualcun altro ha preferito realizzare una casa in legno con il tetto a spiovente. E tutti questi immobili non stanno sulle spalle del Comune, perché hanno un pozzo privato servito da elettropompe. Acqua non potabile che utilizzano solamente per lavarsi: per bere e cucinare si affidano all'acqua in bottiglia. Dall'altra parte del campo invece ci sono invece costruzioni più precarie mangiate dall'umidità e costruite con materiali di recupero, che vanno dal compensato all'alluminio passando per il legno. Sono queste a essere allacciate alla rete della Geal a carico del Comune, ma basta girare i rubinetti per vedere che esce solo un filo d'acqua e che è poco probabile che stia qui la fonte dello spreco. «Siamo anche disposti a pagare l'acqua che utilizziamo - dicono - ma vogliamo un contatore per ogni famiglia e non uno per l'intero campo». Poi denunciano il fatto che il Comune conceda la residenza al campo nomadi con troppa facilità e che troppe volte in passato siano state assegnate case popolari a persone che di fatto non hanno mai abitato a Lucca. Il Campo sosta. È ubicato tra il cimitero e il campo Coni ed è stato pensato come un terreno di transito. Col passare del tempo invece si è trasformato in un villaggio dalle due anime: da una parte i rom e dall'altra i sinti, e ogni tanto emergono pure dei problemi di convivenza. Qua si vive tra roulottes e tende, con i fili elettrici poggiati per terra, cani che passeggiano liberamente e servizi igienici al centro dell'accampamento che sono totalmente distrutti e del tutto inagibili. La fonte dello spreco potrebbe stare qua, tra lavatrici che scaricano all'aperto e latrine maleodoranti che non possono servire le esigenze delle 110 persone che vi abitano. E nonostante i riduttori già apposti a febbraio i due contatori girano all'impazzata. Eppure qui sembra che nessuno abbia voglia di iniziare a pagare l'acqua: «Non si paga né a Roma, né a Torino, né a Milano - urla un signore uscito da una roulotte -. Non è giusto pagare a Lucca».
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