La manifestazione
Esproprio in massa a Bagni di Lucca
I tempi per le osservazioni sono stretti: la scadenza è il 21 novembre. Dopo questa data, le aree private individuate dal Comune come oggetto di esproprio diventeranno, effettivamente, espropriabili
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BAGNI DI LUCCA. Ha l’effetto di una bomba la maxi operazione di espropri che il Comune sta mettendo in atto. Eppure tutto è passato sotto silenzio o quasi, una procedura portata avanti nella minima osservazione di legge. I proprietari interessati sono oltre mille. Ma molti sono ancora ignari.I tempi per le osservazioni sono stretti: la scadenza è il 21 novembre. Dopo questa data, le aree private individuate dal Comune come oggetto di esproprio - perché rientrano nelle superfici che saranno interessate dai progetti del regolamento urbanistico adottato dal consiglio comunale il 16 marzo 2011 (alla fine di un’assemblea in seconda convocazione, con undici assenti perché coinvolti dagli effetti del piano di espropri o della realizzazione delle conseguenti opere pubbliche, e soltanto sei presenti) diventeranno, effettivamente, espropriabili. A Bagni di Lucca, capoluogo e frazioni, in questi giorni non si parla d’altro.
La rabbia dei cittadini, e delle opposizioni, nasce in primo luogo dalla mancata divulgazione di un’operazione di questo genere. Lo confermano due capigruppo dell’opposizione consiliare: Antonio Bianchi dell’Udc e Sebastiano Pacini del Pd. Entrambi contestano che in merito a questo esproprio in massa il Comune abbia deciso di non dare comunicazione se non pubblicando, come vuole la legge, l’elenco delle particelle e dei rispettivi proprietari sul proprio albo pretorio on-line. Solo quello. Nessuna assemblea pubblica, nessun manifesto, considerando anche che tra i proprietari possono esserci cittadini molto anziani e in alcuni casi senza nessuno che li consigli. «Era indispensabile un incontro con la popolazione per fare il punto della situazione - dice Pacini - anche per raccogliere eventuali lamentele e dare suggerimenti.
Ancora oggi, tra i cittadini, molti non sanno che parti di loro proprietà saranno espropriate e che, anche se l’esproprio non avverrà in tempi brevi, se vorranno metterle in vendita si accorgeranno che il loro valore è colato a picco. Ho chiesto alla giunta il perché di interventi così massicci: mi è stato risposto che nei progetti del regolamento urbanistico ci sarebbero errori materiali». Il Pd sta tentando di riparare alle lacune di comunicazione. Sta cercando di organizzare, prima del 21 novembre, un incontro pubblico alla presenza di un tecnico in grado di informare i cittadini su ciò che questa operazione comporta e su come opporvisi. Ma non risulta impresa facile, anche perché - tra i professionisti - si riscontra poca disponibilità a “esporsi” pubblicamente contro il Comune.
«Per la stragrande maggioranza - incalza Bianchi - le opere contenute nel regolamento urbanistico risultano tecnicamente irrealizzabili. In particolare, sono previste due enormi rotonde. La strada di collegamento a una di queste due, che dovrebbe provenire dalla Garfagnana, passare davanti alla stazione per scendere fino a un autolavaggio, è stata progettata con una pendenza molto superiore al massimo previsto dalla legge». I due consiglieri concordano su un altro punto: i costi che l’operazione comporta ai cittadini. Chi vuole avanzare osservazioni, deve interpellare un professionista, e pargargli la parcella. A RIPRODUZIONE RISERVATA
La rabbia dei cittadini, e delle opposizioni, nasce in primo luogo dalla mancata divulgazione di un’operazione di questo genere. Lo confermano due capigruppo dell’opposizione consiliare: Antonio Bianchi dell’Udc e Sebastiano Pacini del Pd. Entrambi contestano che in merito a questo esproprio in massa il Comune abbia deciso di non dare comunicazione se non pubblicando, come vuole la legge, l’elenco delle particelle e dei rispettivi proprietari sul proprio albo pretorio on-line. Solo quello. Nessuna assemblea pubblica, nessun manifesto, considerando anche che tra i proprietari possono esserci cittadini molto anziani e in alcuni casi senza nessuno che li consigli. «Era indispensabile un incontro con la popolazione per fare il punto della situazione - dice Pacini - anche per raccogliere eventuali lamentele e dare suggerimenti.
Ancora oggi, tra i cittadini, molti non sanno che parti di loro proprietà saranno espropriate e che, anche se l’esproprio non avverrà in tempi brevi, se vorranno metterle in vendita si accorgeranno che il loro valore è colato a picco. Ho chiesto alla giunta il perché di interventi così massicci: mi è stato risposto che nei progetti del regolamento urbanistico ci sarebbero errori materiali». Il Pd sta tentando di riparare alle lacune di comunicazione. Sta cercando di organizzare, prima del 21 novembre, un incontro pubblico alla presenza di un tecnico in grado di informare i cittadini su ciò che questa operazione comporta e su come opporvisi. Ma non risulta impresa facile, anche perché - tra i professionisti - si riscontra poca disponibilità a “esporsi” pubblicamente contro il Comune.
«Per la stragrande maggioranza - incalza Bianchi - le opere contenute nel regolamento urbanistico risultano tecnicamente irrealizzabili. In particolare, sono previste due enormi rotonde. La strada di collegamento a una di queste due, che dovrebbe provenire dalla Garfagnana, passare davanti alla stazione per scendere fino a un autolavaggio, è stata progettata con una pendenza molto superiore al massimo previsto dalla legge». I due consiglieri concordano su un altro punto: i costi che l’operazione comporta ai cittadini. Chi vuole avanzare osservazioni, deve interpellare un professionista, e pargargli la parcella. A RIPRODUZIONE RISERVATA
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