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Lucca

Pubblici esercizi le categorie dettano le nuove regole

Barbara Antoni
Pubblici esercizi le categorie dettano le nuove regole

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 LUCCA. Le categorie dettano le regole per ridisegnare il sistema dei pubblici esercizi nel centro città. Quattro priorità, oltre alla proposta di rivedere le metrature minime per aprire un nuovo bar o ristorante nel centro storico: una riduzione del 20-30% della superficie prevista dall'attuale regolamento. Questo risulta dal documento a firma unificata di Rodolfo Pasquini direttore di Confcommercio ed Emanuele Pasquini direttore di Confesercenti presentato all'amministrazione comunale e alla commissione finanze.  No alle micro attività. La prima priorità è «la determinazione di requisiti qualitativi, igienico sanitari e standard urbanistici che indirizzino lo sviluppo del settore evitando la proliferazione di micro attività che non qualificano l'offerta complessiva, confermando l'impianto del esistente».  Veri e falsi pubblici esercizi. Le categorie chiedono garanzie sulla «differenziazione tra diverse tipologie di pubblico esercizio sulla base delle diverse caratteristiche strutturali e dei diversi requisiti». Si chiede anche che pubblici esercizi e attività di vicinato siano nettamente differenziate «sulla base di diverse attrezzature e modalità di concepire la somministrazione come fattore principale nel primo caso, accessorio nel secondo».  Porte aperte a nuovi imprenditori. Le categorie chiedono garanzie sull'accesso al comparto «da parte di nuove imprese» e invitano il Comune a «promuovere la semplificazione di procedure e autorizzazioni senza determinare una deregulation di funzioni».  Superfici minime. Le categorie propongono di ridurre dal 20 al 30% i parametri delle superfici minime per l'apertura di nuovi bar e ristoranti nel centro storico. Si chiede di rivedere le regole per il centro storico relativamente ad arredi urbani, impianti di illuminazione. Non si prevedono cambiamenti per i locali fuori dal centro storico.  Locali etnici. Invito a riformulare o abrogare l'articolo del regolamento che non ammette la presenza di locali in cui si pratica la somministrazione di cibi di "etnia diversa". Perché, semmai, nell'interesse dell'amministrazione dovrebbe essere di «limitare alcune tipologie di attività (friggitorie, attività artigianali di somministrazione da asporto, kebab, ecc.)».  Musica nei locali. Si chiede una semplificazione della procedura. L'idea è di abolire la certificazione di un tecnico abilitato e di introdurre solo una autocertificazione.  Negozi di vicinato. Si chiede di mantenere in vigore l'articolo 17, una formulazione «approvata dal consiglio comunale, giugno, pubblicata all'albo a metà luglio, in vigore da fine agosto e ancora inapplicata». Al contrario, c'è la volontà di «applicarla fin da subito, per verificarne l'efficacia e non azzerare la credibilità del consiglio, che dopo cinque mesi dall'adozione di una norma non ne ha visto applicazione».  Via al tavolo di lavoro. Le categorie invitano il Comune a istituire un tavolo permanente tra associazioni di categoria, amministrazione e polizia municipale per la definizione di un percorso di informazione capillare degli operatori sulle regole vigenti e in particolare sui temi dell'art 17.

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