La manifestazione
Partono le agitazioni nella scuola
Nadia Davini
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Listituto Fermi da dove è partita la mobilitazione Sciopero stamani al Fermi, dopo la fallita occupazione
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LUCCA. Libertà è partecipazione: la citazione di Gaber, ripetuta e cantata per tutta la manifestazione degli Indignados a Roma, campeggia vistosa sul muro di ingresso dell'Itis "E. Fermi". Caratteri neri e sfondo bianco: all'Itis si sta muovendo qualcosa. Sembra essere questo il messaggio che vogliono lasciare gli studenti dell'istituto tecnico, da ieri riuniti in assemblea per decidere le prossime mosse. In effetti che le cose si stessero muovendo si era capito già dalla serata di lunedì. L'altro ieri infatti una ventina di ragazzi aveva tentato l'occupazione, fallita poco dopo. Poca organizzazione. Poca coordinazione. Poca informazione. Ieri però il passaparola ha funzionato e dopo una mattinata di notizie, voci trapelate e rimbalzi continui di appuntamenti, luoghi e orari in una settantina si sono riuniti davanti scuola appena terminato l'orario scolastico: assemblea generale. Rassegna veloce dei fatti accaduti per lasciare subito spazio alle proposte e all'organizzazione dei giorni futuri. L'idea è quella di far partecipare tutte le scuole, coinvolgere gli studenti lucchesi in una nuova e grande mobilitazione. E stavolta non è solo il decreto governativo sui tagli alle scuole pubbliche il punto della questione (e della protesta). In ballo c'è la grave situazione di crisi economica che taglia il futuro ai ragazzi, studenti di oggi e lavoratori (precari) di domani. C'è il rifiuto di accollarsi il debito pubblico da parte di chi non l'ha generato e c'è la contingenza politica di queste ore. Il tutto strettamente legato alla situazione, non proprio rosea, delle scuole lucchesi: carta igienica mancante, laboratori malmessi, aule sovraffollate, termosifoni non funzionanti, edifici traballanti. Intanto per questa mattina è previsto lo sciopero degli studenti del Fermi. Invece di entrare a scuola e fare lezione resteranno fuori dai cancelli organizzati e suddivisi in gruppi di lavoro, così da avere il tempo necessario per sviluppare al meglio i prossimi passi della protesta. Nel pomeriggio, invece, è prevista un'assemblea studentesca al Cantiere Giovani. L'idea è quella di chiamare, attraverso sms e Facebook, il più alto numero possibile di ragazzi delle varie realtà scolastiche, collettivi e movimenti compresi (come la Rete degli Studenti e Direzione Contraria), e sviluppare la mobilitazione per il giorno seguente. Per giovedì, infatti, è atteso - crisi di governo permettendo - il ministro Gelmini a Lucca, al polo tecnologico. «Arrivarci con lezioni in piazza o con un grande corteo sarebbe perfetto», fanno sapere gli studenti. L'occupazione, comunque, non è l'unica strada, anzi, al momento sembra la meno praticabile. «Non vogliamo essere fatti passare per quelli che sfruttano la protesta per non studiare», spiegano, «L'occupazione è sempre un mezzo, stavolta però riteniamo importante uscire dall'edificio della scuola. Stare con gli altri studenti, condividere la partecipazione, riprenderci gli spazi che ci spettano». D'altronde Giorgio Gabaer l'aveva detto: "la libertà non è star sopra un albero".
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