Finanza
In programma da sabato al 31 gennaio nelle sale di Palazzo Guinigi
Grande mostra dedicata alle antiche e splendide sete
Nicola Nucci
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Una mostra a Palazzo Guinigi (Vip) 3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Dodici vestiti in tessuto ikat prodotti in Uzbekistan nel XIX secolo per rivivere i fasti della leggendaria Samarcanda. Vestiti e tessuti pregiati dell'antica Cina appartenenti alle dinastie Liao, Song e Ming, magnifiche figure in terracotta di epoca Tang, dipinti su seta rappresentanti il mitico condottierro mongolo Gengis Khan e due sontuosi abiti festivi di alti dignitari decorati col motivo del drago. Ed anche le cartografie di Marco Polo, il grande viaggiatore veneziano considerato spartiacque nei rapporti culturali tra Europa e Cina. Sono alcuni dei pezzi più significativi dell'esposizione "La via della Seta, da Hangzhou a Lucca, una lunga marcia nella storia" a Palazzo Guinigi che aprirà i battenti sabato e resterà aperta fino al 31 gennaio. Oggetti di inestimabile valore per qualità e stato di conservazione. Realizzata dal Comune di Lucca e dal Centro Studi Martino Martini di Trento, in collaborazione con il Museo della Seta di Hangzhou ed altre istituzioni pubbliche e private italiane, la mostra tematica celebra la città di Lucca che nel Medioevo è stata la capitale europea della seta. Primo passo per aspirare ad entrare nella lista dell'Unesco come uno dei luoghi della Via della Seta. Un'iniziativa portata avanti dall'amministrazione comunale insieme all'Archivio di Stato ed esperti del settore, recuperando e valorizzando luoghi come via dei Fossi, dove sono presenti le tracce delle antiche seterie lucchesi che, dal Medioevo fino all'800, resero Lucca e i suoi mercanti famosa in tutto il mondo. Ma anche una grande opportunità per iniziare a costruire un ponte con la Cina. Lo dice a chiare lettere il professor Riccardo Scartezzini, presidente del Centro Studi Martini, tra i membri del comitato scientifico insieme al professor Francesco Surdich, docente di storia delle Esplorazioni e Scoperte Geografiche, e Feng Zhao, direttore del museo cinese della Seta di Hangzhou. Innanzitutto perché Lucca? «Nel Medioevo è stata la capitale europea della produzione serica, dove giungevano le sete più pregiate da ogni parte dell'Oriente per essere lavorate ed ottenere tessuti di una finezza senza pari esportati in ogni parte d'Europa. Per certi versi Lucca può considerarsi una delle culle del Made in Italy. Vorrei sottolineare la disponibilità e l'entusiasmo dell'amministrazione comunale che ha abbracciato e fatto proprio il progetto sin dall'inizio, convinta anche dall'opportunità del legame culturale che si instaurerà con la mitica Hangzhou, tutt'oggi principale centro della seta in Cina». Che cosa si potrà vedere tra gli oggetti esposti? «Repliche e originali di tessuti famosi, abiti da cerimonia, placche da mandarino, mantelli da sacerdoti, dipinti, modelli di telai, cataloghi di motivi decorativi, manuali di filatura, tintura e tessitura, oltre a immagini, riproduzioni e documenti di vario genere che permetteranno di compiere un salto all'indietro nel tempo. È un viaggio in cui anche per il grande pubblico potrà avvicinarsi ad una storia affascinante ed attuale». "Lucca capitale europea della seta" nel patrimonio dell'umanità. È possibile? «Per sostenere la candidatura presso l'Unesco occorre che Lucca presenti un corposo dossier fatto di mostre, pubblicazioni e che valorizzi i luoghi della seta ancora oggi visibili. Questa mostra è un primo passo molto importante dell'iter». Quindi non il centro storico o le Mura, come già affermò al nostro giornale Manuel Guido, responsabile Unesco del Mibac. «Le mura cinquentesche di Lucca sono stupende e uniche, ma piccole in confronto ad altre città murate, e poi l'Unesco è orientato a promuovere i complessi monumentali e non il singolo centro storico o monumento, perché ce ne sono già molti. Il nostro indirizzo, condiviso dal sindaco Favilla, è candidare l'intero centro storico quale esempio meglio conservato in Europa di centro manifatturiero legato alla via della seta. Questa può essere una carta vincente».
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