Il Tirreno

Lucca

«Mi ricandido se non c'è alternativa»

Ilaria Bonuccelli
Il sindaco Mauro Favilla festeggiato quando vinse le elezioni Sotto, Lucca vista dall’alto
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Il sindaco Mauro Favilla festeggiato quando vinse le elezioni Sotto, Lucca vista dall’alto

Favilla: prima i partiti devono cercare un'altra persona che metta tutti d'accordo

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 LUCCA. Mauro Favilla è pronto (o quasi) a ricandidarsi a sindaco. Ma solo se il centrodestra non trovasse una persona «che incontri il consenso di tutto il mondo di cui siamo espressione». E se, sfumata l'ipotesi di un candidato alternativo, la coalizione si presentasse compatta. Se oggi Favilla ha una certezza, infatti, è che non ha intenzione di passare un altro mandato turbolento come è stato quello attuale, soprattutto nell'ultimo anno e mezzo. Con guerre intestine più fastidiose dell'opposizione di centrosinistra.  Favilla, in realtà, è anche sicuro che non accetterà ultimatum - né di settimane, né di giorni, come quello appena lanciato dall'Udc - per ufficializzare se si ritira o se si ripresenta alle amministrative di primavera. Non si adeguerà neppure ai tempi del Pdl, partito in cerca di nuova identità che, fino al congresso provinciale (di fine novembre o inizio dicembre), non ha vertici autorizzati a prendere accordi su alleanze elettorali o eventuali candidati sindaci.  Sindaco, allora si ricandida o no?  «Io preferirei che venisse individuata una persona sulla quale convergesse il consenso non solo dei partiti dell'attuale maggioranza ma anche del mondo, di quella parte di società di cui siamo espressione. Preferirei, insomma, che fosse trovata un'alternativa. Se ci fosse difficoltà a individuare un possibile successore, allora posso valutare la possibilità di ripresentarmi. A condizione che sia tutta la coalizione a chiedermelo e che alla base dell'alleanza ci sia un'unione decisa e reale. Non voglio ripetere l'esperienza amministrativa (travagliata, ndr) vissuta in questo ultimo anno e mezzo di mandato».  L'Udc la incalza perché sciolga il nodo della candidatura entro pochi giorni; il Pdl non si sbilancia fino a dopo il congresso provinciale. Lei quali tempi si dà?  «Non me ne do. Voglio risposte concrete dai partiti, dalla città. Prima vorrei che le forze politiche tentassero di trovare un accordo su un'altra persona. Se poi non ci riescono, possono tornare da me. Ma senza scadenze».  Al congresso dell'Udc lei ha parlato anche dei punti chiave del prossimo mandato. È il suo programma?  «Non è un programma elettorale, ma la valutazione di quello che dovrebbe fare qualunque amministrazione dovesse governare la città. Noi abbiamo due settori importanti sui quali siamo già a un buon punto di programmazione: il sociale, per il quale vantiamo la più alta spesa pro capite dei Comuni del centro Italia, e il turismo, abbinato alla cultura. In questo campo non abbiamo più bisogno di farci conoscere, ma c'è la necessità di un riordino e di un coordinamento della spesa nel modo migliore possibile. Poi c'è la questione istituzionale». Quale sarebbe la questione istituzionale?  «È l'impostazione dei rapporti fra enti. Come ho già mostrato in passato, Lucca non deve fare la guerra alla Regione, alla Provincia o ad altri Comuni solo perché sono di un colore politico diverso. Dobbiamo agire nell'interesse della comunità, mantenendo un dialogo aperto con tutti. Non è detto che dobbiamo soggiacere alle decisioni altrui, visto che ciascun ente si batterà per gli interessi della propria comunità, ma dobbiamo confrontarci. L'esempio più chiaro è quello della sanità». A proposito di sanità, lei ha vinto le elezioni anche promettendo che non sarebbe stato realizzato l'ospedale a San Filippo, e invece il monoblocco è quasi pronto.  «Sono ancora convinto che la collocazione a San Filippo sia sbagliata, ma a questo punto dobbiamo sfruttare il nuovo ospedale e spingere per una politica sanitaria che rafforzi la struttura esistente e che porti a Lucca anche alcuni servizi o prestazioni di eccellenza che diventino riferimento per l'area vasta della Toscana del nord. Senza duplicare prestazioni già garantite da altri».

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