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Lavoro, musica: Lucca ci caccia
Nadia Davini
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Il gruppo dei Violacida e a destra il Summer e il Cantiere Giovani L'esperienza della band Violacida: «Non abbiamo futuro»
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LUCCA. Lucca e i giovani: è un rapporto proprio difficile. Lo confermano Francesco Renieri, Elia Bartolini, Antonio Ciulla e Luca Modena componenti della band lucchese "Violacida". Sono arrivati in semifinale alla Flog di Firenze nel rockcontest di band emergenti più importante e più antico di Italia (quello di Controradio, la radio indipendente toscana per eccellenza). Non è stato facile centrare il successo. «Abbiamo inviato la nostra demo e siamo stati selezionati - spiegano -. Da lì è iniziata l'avventura e dopo alcune fasi eliminatorie, sotto lo sguardo di una giuria popolare e di una tecnica, ci siamo aggiudicati la semifinale. Il 24 novembre o il primo dicembre suoneremo alla Flog, lì vedremo se riusciremo a passare in finale». Un vero rock contest di musica indipendente quindi. «Sì, che appoggia in pieno, e nel concreto, la filosofia tanto utilizzata in questo periodo di dare spazio ai giovani. E di dare la possibilità a band emergenti di farsi conoscere e di iniziare a costruirsi una propria strada». E il Summer Giovani organizzato qui a Lucca. «Potrebbe essere una possibilità unica, soprattutto per i gruppi lucchesi. Invece il tutto è lasciato al caso e alla disorganizzazione: intanto occorre pagare una quota iniziale per partecipare, anni fa, quando partecipammo, era di 60 euro a testa; non poco se sei studente. La maggior parte dei concorsi per giovani si basano sulla quota iniziale che solitamente è abbastanza alta. La sensazione che abbiamo avuto del Summer Giovani è che sia messo lì come appoggio esterno al fulcro dell'evento, rappresentato dal Summer Festival. Un'idea potrebbe essere quella di dividere i due eventi, così che venga dato più spazio alle band emergenti; oppure diffondere maggiormente l'iniziativa, pubblicizzarla, darle una continuità, anche creando una rete di contatti utili per il gruppo vincitore. Invece no, se vinci il Summer Giovani non si apre alcuna possibilità». Lo considerate inutile? «No. È bene che ci sia visto che è l'unica possibilità che hanno i gruppi lucchesi con un po' di talento di esprimersi e di farsi conoscere. Stiamo dicendo, però, che quello che manca è l'organizzazione. Comunque tra l'esserci e il non esserci, meglio che ci sia il Summer Giovani: almeno nei mesi che c'è come lucchesi e come giovani abbiamo qualcosa da fare e da ascoltare». Altrimenti a Lucca non c'è niente da fare? «Eh, è proverbiale ormai la questione. Nella nostra città dopo una certa ora non si può parlare, figuriamoci suonare. Un esempio semplice: la musica indipendente per tutto l'anno passa da tutta Italia e da Lucca no. Perché? Perché questa città è così respingente? Suonare dal vivo è quasi un miraggio, giusto l'Ottavo Nano e il Tube danno questa possibilità: il primo, però, è incentrato prevalentemente sulle Cover Band. I gruppi che fanno musica in proprio, che scrivono i pezzi, li arrangiano e sperimentano sempre cose nuove vengono considerati molto poco in questa città». C'è una predominanza di Cover Band a Lucca? «Diciamo che questa città soffre della mentalità Cosplay. Le Cover Band secondo noi sono un fenomeno nato e morto negli anni '80 in America. Però a Lucca se sei una Cover Band ti chiamano a suonare e ti pagano anche. Se sei una band indipendente ti devi organizzare la serata e non ti pagano quasi mai». E allargando lo sguardo anche fuori dallo spazio strettamente musicale? «A teatro se sei benestante ci puoi andare, altrimenti i prezzi sono poco sostenibili. Quindi anche in questo caso si privilegia una politica che tende ad escludere l'universo giovanile. Anche perchè contare sempre sulle spalle dei genitori da una certa età in poi diventa pesante: oggi sei quasi costretto e questo non è un problema solo lucchese. Che prospettive hanno i giovani? Il lavoro è saltuario e quasi sempre precario, spesso neanche retribuito attraverso dei contratti, ma a nero. Oppure parliamo dei cinema: ce ne sono davvero pochi e quelli esistenti o sono messi a dura prova (come ad esempio il cinema Italia) oppure offrono una programmazione standardizzata. Se vuoi vedere qualcosa di diverso devi andare a Pisa. Oppure ci viene in mente una scena vista qualche giorno fa, in pieno Comics: c'erano tutte le macchine parcheggiate sulla circonvallazione in zona stazione e chiaramente c'era il pienone. E i vigili che hanno fatto? Le multe a tutti. Ma si può? I Comics sono l'evento che attira più gente in assoluto a Lucca, sono gli unici giorni in cui è possibile vedere un po' di movimento, colori, allegria, gente di tutti i tipi con gli interessi più svariati». A sala prove come siete messi? «Solitamente proviamo a casa del batterista (Francesco, ndr). Solo di giorno, ovvio. La sera andiamo a Santa Maria a Colle alla "Tana del Lupo" di Giacomo Luporini: un posto fantastico. È una sala prove/registrazione, super attrezzata. Costa 10 euro l'ora: un miraggio in questa città. Di solito costano dai 18 in su. A volte anche 25 euro. Ma non è solo una questione di prezzo: questa sala ti stimola a creare e a comporre, a sperimentare. Puoi provare fino all'una di notte, senza problemi. L'idea è quella di far diventare questo posto un luogo dinamico, centro musicale e culturale, svincolato dagli ambienti delle scuole di musica lucchesi. E questo è un bene, perchè almeno c'è più libertà creativa e compositiva». Il Cantiere Giovani, però, mette a disposizione la sala prove gratuitamente. «Sì è vero ed è una bella iniziativa, soprattutto per i gruppi appena formati, che sono proprio all'inizio. Altrimenti è un po' limitante come luogo: non puoi andarci la sera, per chi studia o per chi lavora è difficile avere tempo il pomeriggio o la mattina». Quanto influenza la città? «Tanto davvero. A volte arrivi a pensare di avere le Mura nella testa, nel pensiero. Questa città è provincia vera, con tutti i provincialismi classici. Pettegolezzi, malignità e grande chiusura verso le novità. Ti costringe a guardare oltre: ci sono tante persone talentuose che si autolimitano. Lucca blocca, limita: tutte le persone che stanno facendo delle cose in ambiti diversi sono uscite da Lucca. E non sfrutta neanche l'esistente, come i sotterranei delle Mura: organizzarci degli eventi musicali, di teatro, di narrativa sarebbe suggestivo e artisticamente spettacolare». C'è un problema culturale? «Sì e si ripropone nella politica. Tutto è volto al turismo e al commercio. In questa città si vive bene fino a 15 anni e dai 65 in su. È la mentalità lucchese che tende alla chiusura e alla paura di uscire fuori. Di varcare la soglia: le persone a cui piace suonare o fare cinema sono spinte a stare nel solito posto, a fare le stesse cose e a conoscere le stesse persone. Le stesse dai 15 ai 25 anni. E alla fine ti demoralizzi. Chi vuole iniziare a fare qualcosa di diverso è subito scoraggiato, subito visto male. Lucca non offre alternative, sembra quasi dirti che se vuoi passare la serata senza annoiarti l'unica possibilità è andare in discoteca». Quali prospettive avete? «Muoverci, andare via. Magari Bologna, i all'estero. E avere Lucca come base, cui far ritorno da anziani».
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