Il Tirreno

Lucca

Il presunto rapinatore della tabaccheria di S. Marco nega ogni responsabilità

«C'è un sosia che fa i colpi»

Silvano Ranucci
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Silvano Ranucci

Ranucci dice di avere un alibi, ma i testimoni lo accusano

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  LUCCA. Giura che lui con la rapina alla tabaccheria «L'Acquacalda» non c'entra. E che anche stavolta - secondo Silvano Ranucci, 47 anni, il bandito con l'hobby della pittura - come nel caso della rapina in un istituto di credito di S. Anna il 12 novembre 2010 ad agire sarebbe stato un «sosia». Nel caso del colpo in banca che fruttò 400 euro è stato assolto grazie alla prova del Dna su un capello trovato all'interno di un casco lasciato dal bandito. Stavolta sostiene che all'ora della rapina si trova in un bar dall'altra parte della città e quindi lontano dalla ricevitoria di via delle Ville a S. Marco. Domani mattina durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Giuseppe Pezzuti il suo legale, Giorgio Nicoletti, chiederà di acquisire i filmati della telecamera interna del locale dove Ranucci sostiene di essersi trovato proprio all'orario in cui è stato commesso il colpo. Il bottino - 1500 euro - non è stato ritrovato. Nel borsello all'interno della macchina c'erano 100 euro e una scacciacani. E poi Ranucci sostiene che non ha causato l'incidente con la Punto color canna da zucchero che non è di sua proprietà, ma appartiene all'assistente sociale che lo aiuta a tirare avanti. Ma la polizia è sicura di aver colto nel segno. Le due stecche di sigarette della stessa marca di quelle rubata alla tabaccheria «L'Acquacalda», il riconoscimento della proprietaria del locale e di un testimone, il tipo di auto segnalata alla polizia sono punti decisamente a favore dell'accusa.  La titolare della ricevitoria infatti non si è lasciata intimidire dalla pistola che il malvivente le teneva puntata e incurante del pericolo gli ha strappato la sciarpa che gli copriva il viso. Un gesto che ha permesso alla telecamera all'interno del negozio di riprendere il volto del bandito. Nella conferenza stampa tenuta in questura dal vice questore Francesco Di Ruberto, dal responsabile delle volanti Leone e dall'ispettore Roberto Amore è stata ricostruita la rapina e il successivo arresto.  «Prima di andarsene - dicono gli inquirenti - Ranucci ha pensato bene di arraffare anche due stecche di sigarette per soddisfare quel maleddetto vizio del fumo». La segnalazione arrivata al centralino del 113 diceva che il bandito era fuggito alla guida di una vecchia Fiat Punto color carta da zucchero, ma la fuga finisce in viale Europa quando il malvivente perde il controllo del mezzo innescando una carambola che coinvolge quattro auto con altrettanti feriti. Ai poliziotti intervenuti sull'incidente non sfuggono i due cartoni di sigarette sul sedile della Punto. Nonostante Ranucci neghi di essere l'autore della rapina viene arrestato. La refurtiva è ancora sequestrata.

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