Il Tirreno

Lucca

La gente di Piegaio ha paura

Alessandro Petrini
La gente di Piegaio ha paura

Resta l'odore di gomma fusa e nei capannoni brucia ancora l'eternit

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 PESCAGLIA. Non bastano le analisi dell'Arpat o le rassicurazioni contenute nell'ordinanza del Comune a riportare la tranquillità tra gli abitanti di Piegaio.  Dieci giorni dopo l'incendio della Stemar, l'azienda che effettuava il recupero di pneumatici usati, nel parcheggio davanti al Bar Blu l'odore di gomma bruciata si continua a sentire bene e questo è un campanello d'allarme più forte di ogni documento. Eppure i primi dati messi a disposizione dell'Arpat spiegano come non sussistano "criticità per l'uso alimentare dei vegetali coltivati nella zona" e consigliano solamente di procedere con un lavaggio accurato dei prodotti prima di utilizzarli in cucina.  Non è bastata nemmeno la pioggia dei giorni scorsi a far calare la tensione delle persone che ora davanti a un caffè o a un amaro spiegano le loro preoccupazioni, mentre qualcuno non si fida dei risultati delle analisi.  Nessuno ci tiene a far sapere il proprio nome, ma sono tutti preoccupati dal fatto che dentro i capannoni distretti della Stemar continuino ad alzarsi piccole colonne di fumo e che la gomma e l'eternit continuino a bruciare.  Questione di salute, ma anche di qualità della vita perché in tutto il paese l'aria ha un odore acre di bruciato che rimane nei polmoni.  Ognuno ha la sua esperienza. Si parte da chi non può più stendere panni e lenzuola all'aperto per evitare di ritrovarli neri, a chi è costretto ogni giorno a lavare cani e gatti per togliere dal pelo la cenere che si è depositata sull'erba.  La proprietaria del locale spiega che nei primi giorni dopo l'incendio era costretta a pulire il pavimento del bar più volte al giorno a causa delle impronte lasciate dai clienti. E poi ancora automobili, sedie e finestre. Tutte ricoperte da una polvere nera che il giorno dell'incendio ha invaso le valli Pedogna, Roggio e Freddana e che ancora continua a depositarsi a tappeto su Piegaio e Trebbio, fino alle prime case di Pescaglia.  Il campo sportivo si trova proprio un centinaio di metri a monte della Stemar e l'incendio ha costretto a fermare anche il campionato di calcio di Seconda categoria con Pescaglia-Porcari che è stata recuperata ieri pomeriggio.  Ma le preoccupazioni sono soprattutto per le ripercussioni sulla salute delle persone. Tutte con affermazioni di buon senso: «A cosa serve lavare bene gli ortaggi quando noi respiriamo continuamente questa aria? Cosa rimarrà di questa polvere nel terreno dei nostri orti, degli oliveti, delle vigne?». E sono in molti a lamentarsi dicendo che è mancata soprattutto l'informazione da parte del Comune.  Lo dice anche Alessandra Galgani, consigliere comunale di opposizione, che ne parla con un'amica mentre aspetta l'arrivo dello scuolabus. «Gli inviti all'amministrazione non sono mancati sia da parte nostra che da parte dei cittadini e crediamo che pubblicare un'ordinanza in bacheca non sia sufficiente. Quello che ci preoccupa è che i cumuli di gomma bruciata continuano a fumare e che a meno di un chilometro c'è una scuola elementare».  Anche l'altra signora si chiama Alessandra Galgani e dice che l'ordinanza è stata fatta in base a dati parziali provenienti dall'Arpat e gran parte delle persone nei giorni scorsi non sapeva se poteva uscire di casa tranquillamente: «È difficile rimanere tranquilli quando sono bruciate tonnellate di plastica ed eternit a poche centinaia di metri da noi».  È rientrata invece la situazione nella val Freddana dove invece la mattina del 23 ottobre la spinta del vento aveva fatto cadere gran parte della cenere: «Si sentiva un odore fortissimo di gomma bruciata - spiegano Argentina Micheli e Dario Puccetti -, le lenzuola erano diventate nere e gli animali erano rientrati in casa con le zampe tutte nere. Una brutta situazione che però è migliorata grazie alla pioggia».

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