Il Tirreno

Lucca

Variante, parte la procedura di revoca

Antonio Sichi (Sel)
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Antonio Sichi (Sel)

Ordine del giorno in consiglio comunale, ma non lunedì

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LUCCA. Le cifre. Sono i numeri - denuncia Antonio Sichi, capogruppo di Sel - a rivelare che era tutta sbagliata la gestione dell'urbanistica: quasi 60 milioni di oneri di urbanizzazione incassati in pochi anni; 3mila appartamenti invenduti «e mai allacciati alla rete del metano»; lo stesso numero di famiglie che dal 2005 aspetta una casa popolare.  Oggi Sichi si aspetta che la situazione cambi. Oggi che la giunta e il sindaco annunciano la revoca della variante di minima al piano strutturale, adottata a gennaio allo scopo di spostare da una parte all'altra del territorio i metri cubi ancora disponibili per costruire case e negozi «dove conveniva e non dove serviva». Con questa operazione, però, si bloccano tutte le manovre ideate - sottolinea Sichi - per favorire i grandi progetti (almeno alcuni). E si salva solo quella parte della variante al regolamento urbanistico che consente di non riaprire il rilascio indiscriminato delle concessioni edilizie per costruire appartamenti.  L'idea dell'amministrazione era di portare già lunedì sera in consiglio comunale l' ordine del giorno che anticipa la revoca formale della variante al piano strutturale. Ma in commissione urbanistica il sindaco, captando anche l'imbarazzo della maggioranza, ammette che i tempi sono stretti. Perciò è possibile che il provvedimento slitti. «Al di là dei tempi che pure sono importanti - osserva Sichi - la decisione della giunta di revocare la variante al piano strutturale è il riconoscimento che l'opposizione in questi anni non ha gridato "al lupo al lupo". Ha letto gli atti, ha denunciato che si era costruito più del dovuto. Prima di noi, l'ha fatto chi nella precedente legislatura ha presentato il ricorso contro il regolamento urbanistico. Il Tar lo ha respinto non perché non condividesse la sostanza, ma perché ha ritenuto che non potesse essere presentato da chi aveva espresso un voto, per quanto negativo, sul documento». In ogni caso - aggiunge Sichi - con la revoca della variante «7 anni dopo siamo riusciti a ottenere lo stesso la certificazione che quel regolamento fosse drogato. Se l'amministrazione avesse ascoltato l'opposizione avrebbe preso prima provvedimenti, senza aspettare l'arrivo della Procura negli uffici».  Soprattutto - osserva Sichi - se l'amministrazione avesse ascoltato l'opposizione «avrebbe proceduto prima alla riorganizzazione del settore (oggi avviata) perché non è concepibile che un ufficio urbanistica non sappia quanto si costruisce sul territorio; non è possibile che neghi in continuazione l'accesso alla documentazione, garantito per legge. Oggi si sta procedendo diversamente. E mettendo in ordine tutti gli atti legati all'urbanistica, emerge chi ha guadagnato e chi ha perso con la gestione portata avanti finora dell'urbanistica. Si vede chi ha costruito interi quartieri e che, invece, non ha neppure potuto ampliare una capanna».  La responsabilità di quanto accaduto - accusa ancora Sichi - è della politica «che finora non ha avuto il coraggio di dettare le regole e si è fatta imporre dall'esterno i propri bisogni. Non a caso, oggi ci troviamo con 3mila appartamenti invenduti e ancora non allacciati al gas, mentre la lista delle famiglie in attesa di una casa è la stessa del 2005. Questo significa che il Comune non ha letto i bisogni reali della società, ma che ha preferito andare dietro a operazioni non necessarie, ma che rendevano».  Con la revoca della variante, tuttavia - concede Sichi - non solo di «ristabiliscono le regole, ma si va verso anche una nuova gestione del territorio che privilegia il recupero del patrimonio edilizio esistente, senza consumo di altro suolo. In più salvaguardia del regolamento urbanistico consente di mantenere le due aree per l'edilizia popolare a San Vito e ad Antraccali, necessarie quanto mai vista l'attuale situazione di emergenza abitativa».

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