Il dolore
Confartigianato lancia l'allarme
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Il direttore degli artigiani Roberto Favilla Attacco ai politici: l'associazione acquista una pagina
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LUCCA. Un grido d'allarme senza precedenti da Confartigianato, dettato, come spiega il direttore Roberto Favilla, «da un malcontento generalizzato. Si è verificato il definitivo scollamento - aggiunge -. Ormai le imprese non hanno più fiducia nei nostri governanti, in una classe dirigente che da venticinque anni a questa parte ha accumulato un disavanzo pubblico esagerato», spiega. E così, per dare un segno inequivocabile del malcontento che pervade tutto il settore delle piccole imprese, i vertici di Confartigianato Lucca hanno deciso di intraprendere un'iniziativa senza precedenti «in settant'anni di vita dell'associazione e in tutta Italia», commenta Favilla. Confartigianato Lucca ha acquistato una pagina intera de "Il Tirreno", in uscita domani, per esprimere, punto per punto il dissenso dei piccoli imprenditori verso un sistema e una realtà che «altro non fa che vessarli». Un modo forte, dichiaratamente apolitico, ma scelto con tutta la consapevolezza, per dare un segnale, per lanciare l'ulteriore segnale di pericolo, ad esempio riguardo il fatto che molte aziende al 31 dicembre di quest'anno, spiega amareggiato il direttore provinciale di Confartigianato, potrebbero chiudere. «A fronte di tante promesse - è la domanda di Favilla - quali e quanti incentivi sono stati realmente individuati e offerti ad esempio a un giovane che vuole aprire un'attività? Se va in banca a chiedere anche un piccolo finanziamento per partire, in primo luogo gli vengono chieste garanzie, che spesso può non avere. E quale futuro hanno i giovani in questa situazione?». Sono in difficoltà anche le «aziende strutturate - continua Favilla -. Anche se hanno accumulato fondi e risorse, in questi anni hanno eroso tanta parte delle riserve. È giunto davvero il momento di riflettere, se non si vuol veder precipitare tutto». E conclude che, anche partendo dalle considerazioni «di autorevoli esponenti del mondo dell'economia, ci sentiamo dire che la piccola impresa, l'impresa di famiglia, è il futuro dell'Italia. Ma per questa impresa non si fa niente, ad oggi è il tipo che più di tutte soffre».
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