Il Tirreno

Lucca

Vertenza Cavani i dipendenti sperano nel concordato

Barbara Antoni
Un cantiere della Cavani (archivio)
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Un cantiere della Cavani (archivio)

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COREGLIA ANTELMINELLI. Entro tre anni dalla data di omologazione del concordato fallimentare, la Cavani Comoter promette di indennizzare i creditori chirografari in misura del 64,93%. È quanto riporta l'azienda nella domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo presentata alla sezione fallimentare del Tribunale di Lucca. A garanzia dei debiti mette propri beni immobili per quasi sei milioni di euro più crediti liquidi ed esigibili prudenzialmente stimati in circa dieci milioni. Ma i sindacati lanciano un grido d'allarme, come fa Giovanni Ferrari della Fillea. Questo raccontano le carte, ma dietro alla vertenza della Cavani Comoter, spiegano i sindacati c'è molta sofferenza e molta apprensione.  L'azienda (attiva nel settore delle costruzioni e del movimento terra, ndr), viene esplicato nella domanda di ammissione al concordato, «ha risentito notevolmente della crisi del settore immobiliare, che da un lato ha ridotto i volumi di attività e dall'altro ha reso non liquidi gran parte dei patrimoni delle società immobiliari del gruppo. Tale illiquidità ha determinato l'impossibilità, da parte della capogruppo, di incassare le fatture relative ai lavori eseguiti per le controllate, aumentando notevolmente il capitale immobilizzato. Questo incremento del capitale investito è stato finanziato col ricorso al debito breve, dapprima di matrice bancaria e poi con l'allungamento dei tempi di pagamento dei fornitori e, in ultimo, dei debiti erariali».  Intanto, una settantina di dipendenti, sui 76 che erano alle dipendenze dell'azienda di Coreglia, non percepiscono un centesimo da mesi.  «I dipendenti della Cavani - dice infatti Ferrari - sono in cassa integrazione straordinaria dall'8 agosto scorso. Ancora il ministero non ha deliberato circa la possibilità di anticipare le indennità attraverso un istituto bancario. E in più ci sono le mensilità arretrate che tutti i lavoratori vantano verso l'azienda, che sono mediamente tre o anche più. Per quei dipendenti che erano gli unici in famiglia a portare a casa lo stipendio è una tragedia, tante situazioni difficilissime».  Le speranze sono riposte nel concordato. Per questo è attesa con trepidazione la decisione del tribunale, che a breve dirà se ammetterà la proposta di concordato oppure no. «Se il concordato venisse ammesso - spiega ancora Ferrari - i lavoratori per primi potrebbero ricevere le loro spettanze, non dimentichiamo che oltre agli stipendi arretrati devono avere anche il trattamento di fine rapporto».  Le garanzie maggiori presentate dall'azienda, sostiene Ferrari, sono rappresentate da «alcuni crediti verso enti pubblici e da alcuni immobili che verranno messi in vendita». Ma il sindacalista è più scettico in merito ad altri crediti esigibili presentati dall'azienda a garanzia di solvibilità. Nel frattempo Ferrari, fa appello «alla Provincia perché si adoperi affinché gli anticipi sulla cassa integrazione vengano pagati al più presto ai dipendenti».

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