Il Tirreno

Lucca

«Bitume sul sagrato? Usuale procedura»

Barbara Antoni
Le toppe di bitume in piazza San Michele
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Le toppe di bitume in piazza San Michele

Il sindaco: «Se non blocchiamo le pietre rovinate, finisce che si rompono tutte»

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 LUCCA. «Il bitume sul sagrato di San Michele è stato un fatto necessario, inevitabile. Un provvedimento tampone per evitare il peggio, sia in termini di incolumità pubblica che di danni ulteriori alla pavimentazione, e di maggiori spese che ne potevano conseguire per il futuro ripristino». Senza battere ciglio, il sindaco Mauro Favilla spiega perché sulle pietre antiche del sagrato è comparso il bitume.  Un'iniziativa che ha fatto esplodere l'indignazione dell'associazione Italia Nostra, che ha tuonato contro il Comune per avere «pareggiato con palate di nero conglomerato bituminoso quasi tutte le più consistenti irregolarità, rotture, buche, presenti nelle strisce in marmo bianco che, intersecandosi, riquadrano la piazza San Miche in Foro entro il perimetro delle catene». Favilla risponde punto per punto.  A prendere l'iniziativa di stendere del bitume sulle pietre rotte, sbriciolate o sconnesse della pavimentazione del sagrato - dove al momento sono montate le bancarelle del mercato di San Michele in occasione del Settembre Lucchese -, spiega ancora Favilla «è stato l'ufficio tecnico», a seguito di una precisa segnalazione.  «Con tutto il grande movimento che c'è stato, qualcuno dev'essersi fatto male inciampando su una pietra - precisa il sindaco -. L'episodio è stato comunicato all'ufficio tecnico che così ha dovuto intervenire. Se si fossero verificati altri casi analoghi e l'ufficio tecnico avesse avuto consapevolezza del pericolo rappresentato dalla pavimentazione sconnessa, ne sarebbe stato responsabile penalmente».  Secondo Favilla, l'intervento praticato è «provvisorio, un rimedio tampone per scongiurare il peggio. Se le pietre rotte o sbriciolate non fossero state fissate, piano piano si sarebbe allentata tutta la pavimentazione. E fermare un movimento ben più grande di quello di un numero ristretto di pietre è molto diverso. Quelle in porfido, ad esempio, se non si fermano subito, partono tutte, una dopo l'altra».  E poi, considera il sindaco «per sostituire le pietre rovinate ci vogliono tanti soldi. Non si può intervenire nell'immediato. Occorre fare un preventivo, che dev'essere approvato. Non procedere subito con l'intervento tampone, avrebbe significato spendere molto di più quando sarà eseguito l'intervento in via definitiva».  E continua che l'uso del bitume, in casi come quello del sagrato di San Michele, «è una procedura abbastanza normale. Anche a me alcuni cittadini hanno segnalato la presenza del bitume, ho spiegato che avevamo preso questa iniziativa con carattere di tamponamento. È una procedura che seguiamo normalmente, anche in altri punti del centro. Purtroppo, il bitume sulla pietra bianca di San Michele si vede di più che su quella grigia, gli possiamo dare una mano di bianco».  Altro vantaggio rappresentato dall'utilizzo del bitume, analizza sempre il sindaco, è il fatto di «poterlo rimuovere più facilmente del cemento, che invece per essere rimosso richiede l'utilizzo del martello pneumatico».  Quanto invece a date certe circa l'intervento definitivo di sostituzione delle pietre rotte, il sindaco conferma che nelle intenzioni c'è ma quando «non lo so. Se l'ufficio tecnico ha i fondi necessari per realizzare questa opera, basta una semplice determina dirigenziale e il lavoro può partire. Ma se i fondi non sono disponibili, allora vanno reperiti, occorre una delibera della giunta. I tempi così si allungano».

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