Italia
A S. Anna i genitori diventano i bidelli della scuola elementare
Cercano di garantire il tempo pieno messo in forse dalla mancanza di personale per i tagli del Governo
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LUCCA. I genitori diventano bidelli per garantire mensa e tempo pieno. Accade a Sant'Anna dove l'orario lungo è messo a rischio per la mancanza di personale che non permette l'attivazione delle 40 ore. Non ci sono bidelli, non c'è sorveglianza né pulizia degli edifici. E la situazione è tutt'altro che risolta: per questa settimana i bambini usciranno alle 12,30 con difficoltà per tutti quei genitori che sono al lavoro. Neppure il servizio mensa è garantito. Però le famiglie si stanno organizzando. «Stiamo compilando le liste per i turni - spiegano due mamme della scuola primaria "Don Milani" - e da lunedì inizieremo con la sorveglianza pomeridiana a scuola, almeno fino a quando il ministero e l'ufficio scolastico regionale non risolveranno questa assurda situazione». Genitori che diventano bidelli volontari per garantire la scuola a tempo pieno ai propri figli. E bidelli precari, spesso senza incarichi, che non aspettano altro che entrare in servizio. Succede anche questo, nell'era del ridimensionamento (fatto di tagli ai fondi e al personale docente e non docente) della scuola pubblica. Frattanto torna a farsi sentire il comitato contro il caro mensa, che ha rinnovato le cariche: presidente Francesco Fioretta, vice Michela Donati, segretario Sabrina Stefani. Il Comitato riafferma le sue richieste iniziali, senza rinunciare a puntuali critiche nei confronti dell'amministrazione comunale. Ciò che non va è chiaro: carenza di comunicazioni alle famiglie, mancanza di un tavolo di confronto, richiesto da mesi, tra comitato e comune e tariffe ancora troppo alte. «A questo proposito - spiegano i genitori - esprimiamo compiacimento per la dichiarazione incoraggiante, seppur tardiva, esternata dall'ex assessore Buonriposi, che ha spiegato come il comitato faccia bene a sostenere la cifra di 3,60 euro a pasto, proprio perché è la più equa e rispondente a quanto previsto dal bilancio comunale. Detto questo ci resta quindi incomprensibile il motivo per cui non sia stata ancora accettata la proposta del comitato e cioè quella di fissare il costo del buono pasto per la fascia massima a 3,60 euro (escludendo così i costi di ammortamento della struttura del nuovo centro unico di cottura)». Che non ci siano più i buoni pasto è fatto noto: ora il sistema di prenotazione del pasto è stato affidato alle varie dirigenze scolastiche, che, a loro volta, hanno affidato il compito a soggetti molto diversi. Chi agli insegnanti, chi al personale non docente, diversificando così le modalità di registrazione degli alunni a mensa. «Apprezziamo - continua il comitato - la scelta di far pagare il servizio a posteriori, tuttavia ci lascia perplessi la possibilità che i dati così variamente acquisiti dalle scuole, dovendo convergere nello stesso ufficio per consentire il conteggio finale dei pasti consumati e quindi del prezzo da applicare agli utenti, diano luogo ad errori».
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