Sicurezza
I ristoratori di Ascom chiedono che siano approntati controlli per il rispetto dellarticolo 17
«Via tavoli e sedie dai falsi pubblici esercizi»
B.A.
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Benedetto Stefani presidente provinciale dei ristoratori di Ascom 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. «La normativa sull'eliminazione di tavoli e sedute dai negozi di vicinato è in vigore da quasi un mese. È ora che venga rispettata. Gli enti preposti devono intervenire per i giusti controlli». Mario Bini, vicepresidente dei ristoratori di Ascom, è determinato. «Non vedo il cambiamento che vorrei e che doveva accadere alla luce delle variazioni apportate all'articolo 17 del regolamento comunale dei pubblici esercizi - dice -. Occorre intervenire per impedire che tra i negozi di vicinato alcuni continuino a servire a tenere tavoli e sedute per i clienti. Non è questione di cattiveria ma di giustizia - continua il vicepresidente dei ristoratori -. Chi ha un'attività nella ristorazione paga soldi per tenere il suo locale secondo le regole. Non è giusto che negozi continuino a fare i pubblici esercizi senza controllo». Rincara la dose Benedetto Stefani, presidente dei ristoratori di Ascom. Il quale sottolinea come il rispetto delle innovazione apportate all'articolo 17 (l'eliminazione di tavoli e sedute nei negozi di vicinato, provvedimento entrato in vigore a inizio di settembre) sia stato al centro di un incontro fra rappresentanti di Ascom e l'amministrazione comunale nei giorni scorsi. «Tavoli e sedute vanno eliminati dai negozi di vicinato - dice Stefani -. Chi di competenza deve dare il via ai controlli». Stefani (nel ruolo di presidente provinciale di Fipe, federazione italiana pubblici esercizi, per i ristoranti) ed Endro Luchi, presidente provinciale di Fipe bar, convocano per venerdì 30 settembre tutti gli operatori del settore (bar e ristoranti) a un incontro in Palazzo Sani (ore 15,30). All'ordine del giorno, la proposta di variazione del regolamento sulla somministrazione (ma in ordine alle dimensioni degli esercizi). «Auspichiamo una partecipazione numerosa», dice Stefani.
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