Gioco
Piccoli imprenditori sul piede di guerra
Già 113 adesioni al gruppo "Portiamo le chiavi a Roma"
2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Adesioni al gruppo dei piccoli imprenditori che su Facebook hanno creato il sito "Portiamo le chiavi delle nostre aziende a Roma" in cui si raccolgono testimonianze di cittadini e lavoratori che, a prescindere dalle proprie idee, sono stanchi della politica italiana. I sostenitori del gruppo sono già 113 e tra le new entry c'è anche quella di Vanessa Favilla, giovane imprenditrice, ha accolto con entusiasmo l'iniziativa lanciata da Lorenzo Lucatelli e Flavia Favilla un paio di settimane fa. L'imprenditrice ha deciso di dire la sua. «Provate a chiedere ad un lavoratore dipendente o in proprio se è soddisfatto della conduzione politica attuale - dice -. Poi fate la stessa domanda ad un lavoratore del settore pubblico e ad uno del settore privato. E ancora agli studenti, ai pensionati, a chi il lavoro lo ha perso e a chi non lo ha ancora trovato. Ponete ad ognuno il medesimo interrogativo e vi renderete conto che la risposta sarà uguale per tutti: no. «Che cosa accomuna cittadini così diversi tra loro per età, prospettive future, aspettative e idee politiche? Lo sdegno. Lo sdegno per la situazione economico-politica in Italia che richiama la discesa in campo di una categoria nuova: quella composta da piccoli imprenditori, titolari di attività e lavoratori dipendenti che, congiuntamente e forse per la prima volta nella storia, si uniscono per dar voce al proprio dissenso e alla propria rabbia nei confronti di uno Stato che si dimostra sempre più egoista ed irresponsabile». Favilla contesta gli «inutili e dannosi tira e molla tra maggioranza e opposizione. Fra tanti provvedimenti per risanare il deficit quello più lampante ed equo per una politica responsabile non è minimamente contemplato: cioè la rinuncia agli spropositati stipendi e benefici - per non dire sprechi - di cui essa gode. La verità è che nessuno di quanti siedono in Parlamento, in Regione o nei vari Cda delle aziende partecipate (la maggior parte dei quali inutili e create solo dai partiti per sistemare i propri sostenitori) ha la benché minima intenzione di spogliarsi del proprio surplus. Si preferisce andare a scalfire il già precario equilibrio delle piccole aziende, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, dei precari, degli statali, oppure perpetrare inaccettabili tagli alla sanità, ai trasporti, ai piccoli enti». Lo sdegno, dice ancora Favilla, parte da Lucca «una piccola città, ma l'Italia è fatta di tante realtà piccole come la nostra con tanti onesti lavoratori che non hanno più intenzione di tacere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google