Finanza
Carducci, si dimettono le Rsu
Sindacati contestati sul sì agli istituti comprensivi
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LUCCA. Le Rsu del primo circolo didattico (Eleonora Cesari per lo Snals, Maria Teresa Leone per il Cgil e Anna Maria Olivieri per la Cisl) si è dimessa per protesta contro i sindacati Cgil, Cisl e Uil che hanno accettato le ipotesi di accorpamenti nelle scuole comunali per per l'anno scolastico 2012-13. «Esprimono pieno dissenso e indignazione - dicono le Rsu - per la posizione espressa dalle segreterie provinciali dei sindacati che hanno fatto propria la proposta di accorpamento emersa dall'assemblea sindacale della scuola media Carducci. «Siamo offese e indignate per le modalità con cui è avvenuta, senza ascoltare tutte le proposte messe in campo dalle varie scuola, tra cui quella del primo circolo. «Siamo offese e indignate perché ancora una volta ci sentiamo, come Rsu, di non "contare", se non quando dobbiamo sollecitare al tesseramento e farci eleggere nelle assemblee sindacali. «Siamo offese e indignate guardando ai livelli di democrazia che questo sindacato esprime al suo interno, operando scelte che escludono la partecipazione dei suoi iscritti e dà "potere" al suo segretario (o segretaria) di turno». Le Rsu ricordano come in novembre, sempre sulla questione dei comprensivi, «i sindacati assunsero una posizione "contro" tutte le scuole, le loro dirigenze, e le Rsu, aderendo alla posizione dell'allora assessore Buonriposi, accontentandosi dell'impegno di quest'ultima di garantire per due anni i livelli di occupazione del personale della scuola. Incredibile, ma vero. Tutto questo accade mentre "noi", che stiamo tutti i giorni nella scuola, sentiamo tutta la fatica e il disagio che oggi stiamo vivendo, assieme alle famiglie, per i tagli che continuano a colpirci. «Intanto assistiamo sconcertate a logiche di parte e di potere che oggi, anche sulla vicenda dei comprensivi, si spiegano sulla scuola, anche con l'aiuto del sindacato». Ora le Rsu si aguruano che vada avanti il percorso di ascolto e attenzione assicurato dall'assessore Moreno Bruni per una scuola «che include e non esclude il "diverso", perché straniero, disabile, o in disagio sociale. Una scuola insomma che guarda alle persone che ci lavorano e ai bambini e alle bambine che ci crescono. Persone e non numeri».
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