Il dolore
È accusato di violenza sessuale sulla sua bambina di 5 anni
«Condannate quel padre»
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Le aule delle udienze in tribunale La Procura chiede 12 anni, la parte civile 150mila euro
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LUCCA. Dodici anni e mezzo di reclusione e 150mila euro di provvisionale per il danno subito, più l'affidamento dell'esercizio della podestà sulla figlia minorenne. Queste le richieste della Procura e della parte civile nel processo che vede sul banco degli imputati un barista - oggi agli arresti domiciliari - accusato di violenza sessuale sulla figlia di cinque anni. Dall'incidente probatorio dello scorso anno emerse un quadro dal quale uscì rafforzata l'attendibilità della piccina, vittima di attenzioni morbose. La bimba - alla presenza del legale dell'imputato e di una psicoterapeuta - rispose ai quesiti senza discostarsi dalle versioni precedentemente fornite agli inquirenti su momenti passati da sola in compagnia del padre, con «strani giochi» e punizioni particolari inflitte dal genitore. Per l'accusa, retta dal sostituto procuratore Sara Polino, non ci sono dubbi: l'indagato nell'arco di diversi mesi avrebbe compiuto ripetuti atti sessuali con la figlia di 5 anni e con l'aggravante di aver approfittato di circostanze di tempo (orari in cui si trovava a casa da solo con la piccola), di luogo (l'abitazione) e di persona (minore dei 10 anni e quindi incapace di capire e volere) in modo da ostacolare la difesa della bimba. Per questo motivo il magistrato ha depositato ai giudici (presidente Valentino Pezzuti, a latere Letizia Di Grazia e Riccardo Nerucci) la relazione conclusiva nella quale riporta le risultanze dell'indagine svolta dall'ispettore Gianna Tamilia della polizia, concludendo con la richiesta di condanna a 12 anni e mezzo, comprensivi delle pene accessorie previste dal codice penale (interdizione). Il legale di parte civile, avvocato Andrea Da Prato, si è associato alla richiesta di condanna dell'accusa, chiedendo una provvisionale di 150mila euro per la madre della bimba molestata. Per il 5 ottobre serata è atteso il dispositivo della sentenza che arriverà dopo l'arringa di Laura Moschini, legale dell'imputato, invitata però a presentare una relazione difensiva scritta. Le indagini presero il via il 17 giugno 2010, quando la mamma della bambina si presentò in questura riferendo di aver notato particolari comportamenti della figlia e di aver appreso dalla sorella condotte e racconti della bambina che esprimevano conoscenze sessuali eccessive in rapporto all'età. Nel giro di una decina di giorni - attraverso il racconto della zia e della nonna della piccina e in seguito al sequestro di 16 disegni e un libro di Biancaneve - il sostituto procuratore Sara Polino, titolare dell'inchiesta, chiese e ottenne dal gip Alessandro Dal Torrione un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il papà della bimba, arrestato mentre si trovava all'interno di un locale. L'indagato - presente in aula in tutte le udienze - si è sempre professato innocente sostenendo di non aver mai fatto del male alla sua bambina. L.T.
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