Il Tirreno

Lucca

Caro ricorsi, arriva lo stop

Barbara Antoni
Caro ricorsi, arriva lo stop

Il giudice di pace è scettico sul provvedimento: Non è ancora stato applicato e ha già sollevato un vespaio

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LUCCA. Il "caro ricorsi" potrebbe non andare in porto. Perché il giudice di pace si riserva di valutare l'applicazione del provvedimento, varato dalla giunta comunale, che prevede di allegare alla documentazione preparata dalla polizia municipale per ogni ricorso al giudice di pace contro una multa, una notula da 86 euro per il lavoro svolto dai vigili per istruire la pratica. E dovrebbe essere il giudice di pace, dopo il rigetto del ricorso, a obbligare l'automobista "perdente" a pagare gli 86 euro.

Non è ancora stato applicato, e il provvedimento ha già sollevato un vespaio. Soprattutto ha stupito: da più parti - dalle associazioni che tutelano i consumatori ai giudici di pace - il sentore è quello di un provvedimento che dà adito a una dose di scetticismo.  Palmiro Bini, uno dei giudici di pace dell'ufficio in via Carrara, ne spiega i motivi. La polizia municipale, dice, «può presentare la notula al giudice, ma è il giudice che la deve liquidare. Il giudice può rigettare un ricorso e condannare il ricorrente a pagare la multa. Ma, quanto a obbligarlo a pagare le spese sostenute dalla polizia municipale, bisognerà vedere. Ogni ricorso è un caso a sé. Diciamo che la richiesta di rimborso spese della polizia municipale potrà essere presentata a titolo indicativo, e avrà uno sviluppo all'atto pratico.

Se ad esempio un cittadino presenta quindici ricorsi, dovrebbe essere costretto a pagare anche quindici rimborsi? Mi sembra tutto da valutare».  Oltretutto, spiega il giudice Bini, «negli ultimi tempi la quantità di ricorsi è molto diminuita. Quelli del tutto pretestuosi sono pressoché scomparsi, specialmente da quando per presentare un ricorso ci sono i 37 euro da pagare (un provvedimento introdotto dallo Stato nel 2010: trenta euro, più sette di marche da bollo per il rimborso forfettario delle spese di cancelleria se la multa è sotto i 1.500 euro; settanta euro più le marche se la multa supera questo importo, ndr)».  Da parte della polizia municipale le intenzioni ci sono tutte per andare avanti sulla strada intrapresa.

I tempi per presentare le richieste di rimborso spese saranno comunque brevi: giusto il tempo materiale per produrre la documentazione (per questo la polizia municipale dovrebbe appoggiarsi all'ufficio legale del Comune), che conterrà - almeno come riporta la delibera 285 della giunta comunale - l'indicazione di tutti gli oneri sostenuti dal comando per produrre i documenti necessari a una pratica di ricorso. Per il calcolo sono state tenute in considerazione le ore di lavoro impiegate (circa tre e mezzo per ogni pratica, calcolate a un costo orario di venti euro, per una lunga serie di operazioni, tra stampa degli atti, fotocopie, contatti con gli agenti che hanno inflitto la multa, eventuale richiesta di deduzioni scritte, tanto per citarne alcune), le spese per il carburante dell'auto del comando in piazzale San Donato usata per portare i fascicoli alla cancelleria del giudice di pace in via Carrara, le spese di cancelleria.

Il risultato sono, appunto, gli 86 euro.  Andrea Mion, presidente dell'associazione toscana a difesa dei consumatori, con sede legale a Lucca, contesta l'iniziativa della polizia municipale. «La nostra associazione - dice - nei suoi tre anni e mezzo di vita, ha presentato molti ricorsi, molti dei quali sono stati accolti, nati da irregolarità attuate dalla polizia municipale nei confronti dell'utente».  Fabio Coppolella, responsabile della Federconsumatori lucchese, ritiene che «la delibera della giunta autorizza il Comune a presentare la richiesta di rimborso spese per il ricorso. Ma è il giudice che deve decidere se obbligare chi ha perso il ricorso a pagare anche le spese dei vigili».

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