Trasporti
«Tariffa puntuale, Ascit non risponde»
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Il sindaco Vittorio Fantozzi Il sindaco Fantozzi: vorremmo valutare la sperimentazione
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MONTECARLO. L'amministrazione comunale vorrebbe introdurre la tariffa puntuale dei rifiuti, ma Ascit non dà risposte. È arrabbiatissimo il sindaco Vittorio Fantozzi, che accusa l'azienda consortile di non essersi mai degnata di rispondere alle sue lettere. E così nel paese del vino i cittadini non possono avere (almeno per ora) la cosidetta tariffa puntuale, che consiste nel pesare esattamente i rifiuti indifferenziati prodotti dalla singola utenza domestica. Insomma, si paga per quanto si consuma. «Racconto la storia - si sfoga il primo cittadino - di un piccolo comune, come altri presenti in Ascit, che ha sempre fatto la propria parte collaborando fattivamente con l'azienda sotto tutti i profili concernenti la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e partecipando fattivamente alla vita dell'azienda. Un impegno, reciproco, ripagato dai risultati che hanno posto quest'anno, cito solo un esempio, Montecarlo tra i primi otto comuni toscani per la percentuale di raccolta differenziata. E proprio sulla scia di questa virtuosa collaborazione il comune di Montecarlo, da sempre interessato per i suoi risvolti alla pratica della tariffazione puntuale e cioè l'adesione letterale al decreto Ronchi per cui dovremmo ciascuno pagare per la quantità di rifiuti che produciamo, ha chiesto, sin dai primi ragionamenti in tal senso in Ascit, di poter valutare una sperimentazione sul proprio territorio di questa pratica già avviata nel nord Italia. Per la precisione sono quattro le lettere partite dal protocollo dell'Ente che, a partire dalla prima in data 19 gennaio 2011, attendono ancora una risposta formale da Ascit circa la disponibilità di Montecarlo a valutare quanto necessario a questa sperimentazione richiedendo incontri e confronti in merito. Del 16 aprile è il primo sollecito ad un riscontro della prima nota, del 20 giugno il terzo sollecito a rispondere e del 12 settembre l'ultimo tentativo di avere un responso. Quatto lettere a firma di un sindaco e di un assessore, cui non è seguita la benché minima risposta formale. Per nove mesi non si risponde ad un sindaco, quindi ad un Comune e ad una comunità offendendola, ma non si fatica ad incontrare gli assessori di altri comuni. In nessun modo un'amministrazione diverge da un'altra, a prescindere dalle dimensioni geografiche, dal numero di abitanti o dai profili umani e politici degli amministratori, tanto più in Ascit dove a monte delle quote in possesso da ciascun Comune non esistono primi della classe, ma soci che siedono allo stesso tavolo nel definire la condotta e la vita dell'azienda e dove nessuno può accettare di essere trattato o decidere di trattare l'altro alla stregua figlio di un dio minore. Lo rammenti il presidente Gatti e con lui ogni socio di Ascit perché Montecarlo esige non solo la cortesia di una risposta dall'azienda ma l'attenzione dovuta alla sua comunità, né più né meno. Se poi Ascit o il suo attuale presidente hanno "preferenze obbligate" per gli enti di maggiori dimensioni questo è un problema da sciogliere al più presto nel rispetto di tutti i soci, perché sicuramente ai montecarlesi gli obblighi piacciono poco, anzi nulla. E se questo modo di fare fosse l'anteprima della vagheggiata "Grande Piana" chiamata a gestire politiche e servizi, ebbene Montecarlo che si era dichiarata favorevolissima se ne chiama invece fuori».
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