La manifestazione
Hanno fatto irruzione in due a volto coperto, 2.500 euro il bottino
Lunata, rapina nella sede Aci
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La sede dellAci a Lunata Banditi armati in azione tra gli impiegati e i clienti
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LUCCA. Rapinano la sede dell'Aci accanto alla compagnia assicurativa Sara sulla via Pesciatina a Lunata e fuggono in sella a un ciclomotore nero con un bottino che non supera i 2500 euro. Il colpo viene messo a segno alle 18 quando all'interno della piccola sede di fronte alla chiesa parrocchiale di Lunata ci sono sei impiegati e due clienti. Fuori è già buio e non c'è nessuno quando due malviventi - uno con il volto coperto da passamontagne e l'altro con indosso il casco integrale - aprono la porta d'ingresso del locale che ospita la sezione dell'automobil club e della compagnia di Rc-auto. Tra la sorpresa generale uno dei banditi, quello con il casco, impugna un revolver. Soltanto in un secondo momento capiranno che probabilmente l'arma era giocattolo. Quello con la pistola, che ha un'età apparente non superiore ai 30 anni, si mette accanto alla porta fungendo da palo. L'altro salta il bancone e inizia a frugare nei cassetti. «State calmi che non vi accadrà niente» le uniche parole pronunciate dai rapinatori con uno strano accento apparentemente dell'Est. Ma gli inquirenti non escludono che si tratti - com'è accaduto anche di recente - di una forzatura per sviare i sospetti su personaggi locali. GUANTI IN LATTICE Ad agire non sono degli sprovveduti. Perchè il bandito che preleva dai cassetti le banconote da 50 e 100 euro usa guanti in lattice per evitare di lasciare impronte digitali. Segno che non è un novizio della rapina. I due malviventi indossano giacconi scuri dove sistemano il denaro prima di darsi alla fuga. La rapina dura meno di due minuti. Ad attenderli fuori c'è un Gilera Typhoon nero. Montano in sella, danno gas e si allontanano nell'oscurità con 2500 euro. LE INDAGINI Nel giro di pochi minuti sul posto arrivano i carabinieri di Capannori diretti dal maresciallo Antonio Fasiello. I testimoni della rapina stanno bene. Nessuno ha subito violenze o è stato intimidito da vicino. Il bandito con il revolver stava accanto alla porta d'ingresso e da lì teneva sotto controllo impiegati e clienti. Uno di loro - un ragazzo del Capannorese - ha annotato parte del numero di targa dello scooter. Un bel contributo per l'individuazione del mezzo. Peccato che durante il controllo al terminale a quei numeri non corrisponde un ciclomotore. Evidentemente nella concitazione il testimone ha scambiato un numero per un altro. Oppure la targa dei quel Typhoon è contraffatta. Tutti vengono sentiti a verbale dai carabinieri e dal loro racconto emerge che al 90% l'arma usata per minacciarli era una pistola giocattolo. Telecamere nella zona non ce ne sono ed è tardi per istituire posti di blocco anche perchè i malviventi potrebbero aver agito con l'ausilio di un complice piazzato in un'altra zona a bordo di un'auto «pulita». L.T.
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