Finanza
Sos dai nuovi poveri
Tania Buonatesta
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Una mensa della Caritas (foto darchivio) Crescono del 51% le richieste alla Caritas
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LUCCA. Sono sempre più numerosi gli uomini e le donne che si rivolgono ai Centri di Ascolto della Caritas, 18 sedi in tutto il territorio: l'incremento registrato nel 2010 su 16 sportelli è stato del 51,4%, pari a 666 nuovi arrivi, per un totale di 1294 persone. Circa la metà di queste è giovane, ha un'età compresa tra 25 e 44 anni e sono italiane. La difficoltà economica è soltanto il problema più evidente, il disagio cresce anche in termini di solitudine ed emarginazione. L'arcivescovo, monsignor Italo Castellani, ha già annunciato una giornata di studio sul tema da organizzare prima di Natale, a cui invitare le istituzioni e le varie associazioni di volontariato; inoltre, questione di giorni, un nuovo centro Caritas per la raccolta e la distribuzione di vestiario e mobilio sarà aperto a Lammari. Il profilo dell'utenza. La fascia di età più considerevole, dicevamo, è tra i 25 e i 44 anni: «Si tratta ciò di persone nel pieno delle potenzialità di dare un contributo al lavoro e alla società - evidenzia la direttrice della Caritas diocesana, Donatella Turri -. Spesso insospettabili poveri che si sono trovati costretti a vincere il pudore per rivolgersi ai nostri Centri. Ed è chiaro che chi arriva alla Caritas ha prima bussato a tutte le altre porte». Se fino a qualche anno fa, era quasi "prerogativa" femminile - madre con bambino - la richiesta di aiuto, adesso cresce anche quella maschile, che passa dal 2008 ad oggi, dal 25,5% al 37,94%. I dati evidenziano il malessere della popolazione ultraquarantenne e ultracinquantenne (+7,7 % rispetto a due anni fa), dovuto alla difficoltà di trovare un'occupazione stabile e a reinserirsi sul mercato del lavoro. La condizione di sofferenza si ripercuote sulla famiglia (il 62,53% dei maschi e il 46,7% delle femmine è coniugato). Non è vero, secondo i risultati della rilevazione di Mirod (Messa in Rete degli Osservatori diocesani), che i poveri sono gli immigrati, gli stranieri. Nel territorio lucchese gli italiani che hanno bisogno sono 437, il 36,5% degli accessi: chiedono buoni acquisto per gli alimenti, vestiario e aiuto per avere accesso a cure mediche. Li seguono i nordafricani (302 pari al 23,34%), in particolare provenienti dal Marocco e dalla Tunisia. In termini percentuali è importante anche la quota di coloro che migrano a un Paese all'altro all'interno della Comunità europea (244, il 18,86%), rappresentati principalmente da rumeni. I bisogni. Le richieste non riguardano più soltanto il bisogno economico immediato per l'acquisto di generi alimentari e vestiario (33,43%) o per il pagamento di bollette. E' la condizione abitativa che diventa emergenza: canoni di locazione per i quali c'è difficoltà a pagare o mancanza di una abitazione idonea che porta sempre più persone ad arrabattarsi in soluzioni temporanee da amici e parenti. Ai casi di residenza provvisoria (16,69%)si sommano quelli di coloro che davvero hanno una sistemazione precaria o sono senza alcun alloggio (9,9%). «Anche la condizione lavorativa è uno dei nodi nevralgici dell'impoverimento», si legge nel rapporto. Perfino nelle professioni meno qualificate, la possibilità di un posto fisso è diventata un'utopia, sia per i connazionali (53,7%) sia per gli stranieri (78,93%) disoccupati. Il servizio. Monsignor Castellani, alla presentazione della ricerca avvenuta ieri mattina nella sede dell'arcivescovado, insieme a Turri, al direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione, Riccardo Guidi, e alla ricercatrice Elisa Matutini, ha sottolineato come i dati evidenzino un inasprimento dei percorsi di marginalizzazione a cui i Centri di Accoglienza Caritas cercano di far fronte, rispondendo così alla loro prima mission: la promozione e l'accompagnamento della persona. A questo proposito, la diocesi ha disposto una serie di progetti specifici per l'assistenza ai nuovi bisogni: uno di questi, le mamme tutor, personale volontario che segue i casi di indigenza in tutte le fasi della giornata quotidiana.
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