Finanza
Puccini sbarca a S. Francisco
Ilaria Bonuccelli
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Il pubblico alla mostra Sedici pannelli dedicati al legame tra il Maestro e Lucca
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SAN FRANCISCO. Sul pianoforte, al secondo piano dell'Istituto italiano di cultura, c'è un documento incorniciato. E un invito a una battuta di caccia: folaghe, nel Massaciuccoli. Partenza alle 14 da Torre del Lago o dalla Piaggetta, di domenica 9 marzo del 1919. Giacomo Puccini lascia libera scelta a don Guido Luisotti. Il parroco di San Lorenzo a Vaccoli può partire da dove vuole, a patto di non mancare all'appuntamento. E non manca, racconta il pronipote, Nicola Luisotti quasi un secolo dopo. Il maestro versiliese, direttore musicale dell'Opera house di San Francisco, racconta l'episodio all'inaugurazione della mostra su Puccini e Lucca, 16 pannelli sui legami fra il compositore e la sua terra d origine, allestititi dalla fondazione Puccini di Lucca. E rinforzati con molti costumi di scena prestati all Istituto italiano di cultura dal Costume shop dell'Opera house, il laboratorio sartoriale che crea gli abiti per il secondo teatro lirico degli States. La mostra suscita curiosità. E anche nostalgia nei lucchesi d'America presenti al vernissage. Incuriosiscono i voti di Puccini all'istituto musicale Pacini di Lucca, il diploma (un vero e proprio 1º premio) come miglior allievo della classe di organo nel 1875, le lettere autografe del maestro, anche se illeggibili nelle riproduzioni: i pannelli, infatti, non riportano né la trascrizione in italiano del testo né la traduzione in inglese. Una svista grossolana per una mostra appena arrivata da Boston e destinata a ripartire per Chicago fra circa un mese. Anche se l'Istituto italiano di cultura - dice la reggente, Patrizia Gambarotta - farà di tutto per tenerla più a lungo a San Francisco. Dove c'è molto interesse conferma per la «cultura italiana che, per la maggior parte delle persone, è sinonimo di opera». E, quindi, di Puccini. E dei suoi luoghi, come il teatro del Giglio che campeggia in una foto riprodotta il caffè Margherita sulla Passeggiata di Viareggio, la villa di Torre del Lago e la spiaggia del capoluogo versiliese, dove è ritratto con alcuni amici. C'è anche un immagine della facciata della casa natale di Puccini, in corte San Lorenzo, a Lucca, ma nessun riferimento al fatto che il museo sia stato riaperto da pochi giorni. Del resto, i pannelli sono arrivati come sono stati pensati alcuni anni fa per la prima mostra e non sono mai stati aggiornati, malgrado le novità sul Maestro e sulla sua presenza a Lucca. Ma questi sono aspetti che passano inosservati all'inaugurazione della mostra. Anche grazie alla presenza di Luisotti che strappa risate e commenti divertiti, a italiani e americani, con la storia del prozio. Ritrovata racconta grazie a un amico che, qualche anno fa, gli ha regalato un'edizione "Vacule", libro (ai più sconosciuto) su San Lorenzo a Vaccoli. «In questo testo - dice Luisotti alla platea del vernissage - si parla di un certo don Guido, che per 53 anni è stato parroco di questo paesino (una frazione, in realtà) lucchese, anche se era nato a Corsanico, dove io vivo con mia moglie Rita. E si certifica la sua passione per il canto, per la musica, visto che suonava l'organo, per l'opera e per la caccia. Passioni comuni a Giacomo Puccini. Don Guido era un mio antenato. E questo mi ha rivelato perché sono tanto innamorato del Maestro, facendomi sentire, a maggior ragione, onorato di essere considerato un direttore pucciniano». Con un legame speciale nei confronti di questo compositore «visto che - riprende Luisotti - ho cantato per la prima volta nella Messa a quattro voci di Puccini. Poi, nel 1984, a Torre del Lago, per la produzione delle Villi del festival estivo ho fatto contemporaneamente il pianista per le prove e il cantante nel coro. Prima di intraprendere la carriera di direttore d orchestra che mi ha portato a dirigere tutti i lavori del maestro, compresi quelli sinfonici». Lo sa bene Patrizia Gambarotta che ha approfittato della presenza di Luisotti a San Francisco per inaugurare la mostra «proposta all istituto sottolinea da Gabriella Biagi Ravenni, direttrice della fondazione Puccini. L'operazione è stata portata avanti con successo grazie a una serie di coincidenze: l'inaugurazione della stagione dell Opera house con Turandot, diretta dal maestro Luisotti; la disponibilità di questo importante musicista a presiedere all evento, come evidenziato dalla stessa Ravenni; la recente collaborazione con Bravo club, istituzione legata all'Opera di San Francisco che favorisce l'avvicinamento dei giovani alla lirica». Proprio questa collaborazione - fa presente Patrizia Gambarotta - ci ha consentito di avere «in prestito i costumi delle eroine delle opere pucciniane, realizzati dalla sartoria del teatro di San Francisco anche per produzioni che girano il mondo, come La Fanciulla del West arrivata a Palermo, dopo le recite al Metropolitan, in occasione del centenario dell opera». In virtù di queste considerazioni e della capacità di attrazione che Puccini ha sul pubblico, anche fuori dal teatro, l'istituto italiano di cultura ha intenzione di dedicare un ciclo di conferenze al Maestro, con particolare attenzione ai titoli che l'Opera di San Francisco metterà in cartellone anche per la prossima stagione. Intanto, ci sono le recite di Turandot che domenica 25 settembre esce dal teatro per arrivare nel tempio del baseball: per una volta, invece dei battitori o dei ricevitori, sugli schermi dello stadio dei Giants ci saranno tenori, soprani, baritoni. E Luisotti sul podio.
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