Il Tirreno

Lucca

Cade nel vuoto l’appello del cineforum Ezechiele che invitava l’arcivescovo a tornare sui propri passi

Cinema Italia, fine delle speranze

Il cinema Italia: la Curia conferma la volontà di cederlo (Vip)
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Il cinema Italia: la Curia conferma la volontà di cederlo (Vip)

La Curia: vendiamo la sala per rifare altri edifici e destinarli all'uso pastorale

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 LUCCA. La doccia fredda arriva via e-mail. Ed è un colpo durissimo per la cultura della città. Rappresenta la fine delle speranze di tenere in vita il cinema Italia. Niente da fare, dice la Curia arcivescovile: l'edificio sarà venduto perché servono soldi per rimettere in sesto altri immobili di proprietà della Chiesa.  Cade quindi nel vuoto l'appello del cineforum Ezechiele che si era rivolto all'arcivescovo Castellani invitandolo a tornare sui suoi passi. Chissà: forse le attività dell'associazione che da anni si dedica con impegno, passione e competenza al cinema d'essai potrebbero emigrare in un altro Comune. Forse Capannori.  La Curia spiega la sua posizione senza tanti giri di parole.  «Certamente esiste un problema legato all'immobile in cui è compreso il Cinema Italia, immobile che ha necessità di urgenti interventi di restauro che comprendono il cinema stesso. Nell'esame del complesso di tutti gli edifici di proprietà dell'Arcidiocesi (o di enti da essa dipendenti) compreso il Cinema Italia e nella valutazione per la loro futura destinazione ed utilizzo il consiglio diocesano degli affari economici ha rilevato una situazione di forte degrado a fronte di scarse risorse economiche a disposizione. Sulla base di questi dati il consiglio ha presentato all'Arcivescovo le proprie conclusioni proponendo la vendita del complesso di Via S. Gemma (dove è collocato il Cinema Italia) per avere la possibilità di ristrutturare altri edifici di cui alcuni da destinare ad uso pastorale diocesano. A tutti è nota l'attenzione e la sensibilità della Chiesa di Lucca e dell'arcivescovo mons. Castellani nei confronti della cultura e delle iniziative ad essa legate, così come è noto che da sempre è stata stimata l'attività culturale di "Ezechiele cineforum cinit". Anche noi siamo rammaricati di dover vendere il complesso del Cinema Italia: desideriamo sottolineare che non è un atto contro la cultura e la città, ma è solo una necessità dettata dalla situazione complessiva degli stabili dell'Arcidiocesi e della condizione economica nella quale ci troviamo. Vendere quell'edificio significa per noi metterci nella condizione di realizzare un servizio più ampio e moderno alla città e a tutti coloro che vogliono seriamente affrontare i temi sociali e culturali dell'oggi. Per questo è stata prevista nei locali da ristrutturare del complesso "ex Artigianelli" una sala plurifunzionale: sala che sarà a disposizione per eventi culturali e tra i quali senza dubbio troverà accoglienza la sede di un cinema d'essai. Poiché quest'ultima ipotesi secondo le attuali normative prevede un numero limitato di posti, l'arcivescovo sta interessandosi anche personalmente a trovare una struttura che possa accogliere quelle iniziative di cineforum che nella programmazione si prevede possano richiamare un numero maggiore di persone. Tenute presenti le ragioni sopra dette, e fatto chiaro in questo modo sul perché siamo giunti a queste conclusioni ma chiarite anche le soluzioni alla giusta richiesta di Ezechiele Cineforum, non possiamo condividere le insistenze di recedere dall'intenzione di vendere il Cinema Italia».

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