Il Tirreno

Lucca

Costretti a rinunciare alla scalata della vetta del Cho Oyu in Tibet

Due immagini del tentativo di scalata del Cho Oyu, la sesta vetta più alta al mondo
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Due immagini del tentativo di scalata del Cho Oyu, la sesta vetta più alta al mondo

La guida alpina Cristian Balducci e il suo compagno di scalata bloccati dal meteo e da un'influenza

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 LUCCA. Dopo aver raggiunto il campo 1 a 6430 metri di altezza, a causa di problemi di salute e delle pessime condizioni meteo, la guida alpina lucchese Cristian Balducci e il suo compagno di scalata Marco Rusconi sono stati costretti a rinunciare alla scalata del Cho Oyu, la Dea Turchese in Tibet, la sesta vetta più alta al mondo.  Entrambi stanno facendo ritorno a Katmandu e a breve faranno rientro in Italia.  Ci riproveranno, c'è da starne certi.  Sabato 10 settembre, una volta raggiunto il Campo 1 a 6430 metri, Cristian aveva scritto sulla pagina Facebook: "Siamo arrivati ieri mattina, abbiamo allestito il campo e resteremo qui anche per tutta la giornata di oggi per acclimatarci. La giornata è bellissima ma a volte anche a stare fermi sembra che manchi l'aria e dobbiamo fare qualche breve sosta. Questo ci consente di imprimerci nella memoria tutti i vari passaggi e le immagini di questa montagna. Risentiamo un po' della rarefazione dell'ossigeno e per questo procediamo lentamente... ma sicuri! Abbiamo superato la parete ripida del "killer slope", e ora ci meritiamo un po' di riposo prima di ripartire, domani." (n.d.r. La "killer slope", il pendio killer, è un tratto ripido, fino a 40º di pendenza, di misto neve/ghiaccio/sfasciumi, lunga circa 250 m, che porta ad un pendio nevoso sui 35º e quindi direttamente al Campo 1 (C1).  Rusconi però iniziava ad avere problemi di respirazione a mano mano che i due salivano di quota e decideva di ritirarsi. Domenica scorsa è arrivata al Campo 1 un'altra spedizione italiana e Balducci ha deciso di unirsi a loro. Lunedì mattina Cristian stava bene ed è salito al campo successivo, ma poi è stato colpito nuovamente da un forte mal di testa ed è dovuto scendere di quota. Il medico della spedizione italiana dopo averlo visitato gli ha riscontrato una influenza importante, sconsigliandogli di continuare.  Una decisione difficile, sofferta, ma saggia quella di Cristian di interrompere il tentativo di scalata del Cho Oyu e di prima discesa italiana in sci della sesta vetta più alta del mondo a 8201 metri.  Una spedizione che è stata realizzata senza ausilio di portatori d'alta quota né utilizzo di bombole di ossigeno ed ecocompatibile grazie all'utilizzo di pannelli solari per ricaricare le batterie di computer e telefoni satellitari, per la produzione di energia elettrica.

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