Proteste
Il cinema è in vendita e si spera di convincere il vescovo a tornare sui suoi passi
Appello per salvare l'Italia
Nicola Nucci
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Il cinema Italia in via S. Gemma Galgani e Maximiliano Dotto presidente di Ezechiele Parte l'iniziativa organizzata dal cineforum Ezechiele
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LUCCA. Il cineforum Ezechiele lancia un appello all'arcivescovo Italo Castellani per chiedere di ripensare, in extremis, alla decisione della Curia di vendere il cinema Italia di via S. Gemma Galgani, causando la chiusura della sala e mettendo a repentaglio l'esistenza stessa dell'associazione. Chiama a raccolta i soci, le associazioni culturali e di volontariato, le istituzioni e tutti coloro che hanno a cuore non solo il cinema, ma anche la vitalità stessa di Lucca. La prossima settimana inizierà la petizione per sensibilizzare il vescovo. Si potrà firmare al cinema e via web (Facebook e una casella e-mail). Un'iniziativa decisa, ma dai toni pacati. «Per ribadire che vendere e chiudere l'Italia sarebbe un colpo mortale alla cultura cinematografica della nostra città» dice Maximiliano Dotto, presidente di Ezechiele. Il futuro dello storico cinema sembra segnato. È ufficiale che la Curia ha messo sul mercato l'intero immobile per recuperare fondi da investire nel recupero di altri edifici di sua proprietà. La vendita potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi, già entro Natale. E il programma che sta per iniziare il prossimo 20 settembre potrebbe essere l'ultimo. Su questa operazione però la Curia è abbottonata. È certo che la città perderebbe un cinema di prima visione, con vocazione d'essai. Se l'Italia e anche il cineforum dovessero sparire, sono stimati almeno cento film che non passerebbero più da Lucca. La città resterebbe con soli tre cinema in attività, addirittura due se anche il Centrale dovesse chiudere, e senza neanche l'ombra di una multisala. Un tentativo di Ezechiele per scongiurare la vendita è stato quello di proporsi alla diocesi come gestore del cinema, con un programma di riqualificazione e innovazione della sala (che deve essere messa a norma con lavori di ristrutturazione, a quanto pare anche al tetto), evidenziando la grave perdita per la città in caso di dismissione della sala di proiezione. «Ma la Curia, pur apprezzando la nostra attività, con lettera del 23 agosto ha rifiutato la proposta. Ribadita a settembre, confidando in finanziamenti esterni (dalla Regione ndr) e in considerazione dell'apprezzamento del vescovo per le proiezioni in collaborazione e con la sua presenza». Il fatto, però, è che da qualche settimana ci sono potenziali acquirenti che hanno effettuato un sopralluogo nel cinema, ristrutturato dopo la Seconda guerra mondiale. L'edificio non è di particolare pregio e non sarebbe neppure vincolato dalle Belle arti. Dalla sua vendita si potrebbe ricavare una cifra superiore al milione. Ma per la Curia è più un onere che un guadagno. E, quindi, spinge per la vendita. Nonostante sia un punto di riferimento per la cultura in città, con i suoi quasi 100 film ogni anno e l'attività del cineforum con oltre 1.800 soci. Secondo Ezechiele la sala è fonte di ricavo, dal momento che a Lucca sono solo quattro i cinema attivi. «E i ricavi potrebbero aumentare con un'offerta più ampia e diversificata». Tutte queste considerazioni, però, non sembrano far tornare indietro la Curia. «In quanto proprietaria dell'immobile ha il diritto di vendere perseguendo le proprie strategie - chiarisce Dotto - ma vorrei che si capisse che non è come vendere un magazzino o un qualsiasi altro stabile. Noi crediamo che il vescovo non possa rimanere insensibile di fronte ad una città che non vuole che il cinema Italia spenga per sempre il proiettore, la chiusura della sala sarebbe un danno irreparabile per la stessa diocesi. Si perderebbe l'opportunità di una sala di comunità in cui confrontarsi, per mezzo del cinema, con tutti i cittadini sia cattolici che laici». La Curia, per ora, si è resa disponibile a creare una saletta-video presso gli ex Artigianelli. Cosa però assai diversa da un cinema. Anche se Ezechiele si sta muovendo per cercare una sede alternativa, magari ridimensionata e fuori dal Comune (a Capannori?), per la sua attività. Intanto la programmazione autunnale è stata confermata. Almeno fino a quando non sarà formalizzata l'eventuale vendita. «Nel frattempo speriamo che la nostra campagna di sensibilizzazione abbia effetto. Non vogliamo credere che per vedere un film si debba per forza emigrare a Pisa, Viareggio o Pontedera. In caso contrario, anche alla luce della vicenda del cinema Centrale, sarà necessario aprire un confronto con le istituzioni cittadine per cercare di dare un futuro al cinema a Lucca». Un futuro quanto mai appeso a un filo.
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