La manifestazione
Ora il Centrale rischia di chiudere
Luca Tronchetti
◗
La sala delle proiezioni dello storico cinema Centrale in piazza CittadellaDopo 60 anni arriva l'ordinanza di demolizione dell'ampliamento
4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Un permesso di costruzione richiesto sessant'anni fa e mai concesso dal Comune potrebbe mettere la parola fine allo storico cinema Centrale di piazza Cittadella che adesso rischia davvero di chiudere i battenti per sempre. Un clamoroso colpo di scena che trarrebbe origine da un ordine di demolizione - con tanto di ingiunzione di pagamento (10.329 euro) notificato in questi giorni alla famiglia Giustiniani, titolare dell'immobile - dei lavori di trasformazione e ampliamento del Palazzo Montecatini effettuati senza la necessaria autorizzazione il 20 luglio 1951. Non si tratta di un errore di stampa: quella data si riferisce alla domanda di permesso di costruzione presentata al comune di Lucca dai gestori del cinema per ricavare la sala di proiezione. E per i beni sottoposti a vincolo storico, come il Palazzo Montecatini, il reato è permanente e non cade in prescrizione. E c'è un'altra evidente anomalia. Gli accertamenti del nucleo di polizia edilizia dei vigili risalgono al 26 novembre 2004. E per sette lunghi anni la pratica è rimasta inevasa. Una vicenda che probabilmente prende spunto anche dall'esposto avviato e vinto in primo grado dal dottor Antonino Palmeri per il ripristino di un passo carrabile nell'androne del cinema e che sarà definita a novembre in Corte d'Appello. Una querelle che sinora, grazie alla buona volontà delle parti in causa (da una parte la Sago srl, società di gestione del cinema della famiglia Gialdini e dall'altra l'urologo lucchese), ha consentito alla storica sala di proiezioni di proseguire la sua attività. Ma adesso un'altra spada di damocle ben più pesante incombe sulla sala cinematografica. I FATTI Il 26 novembre 2004 il nucleo di polizia edilizia svolge accertamenti sul fabbricato sede del Centrale denominato Palazzo Montecatini di proprietà di Francesco, Cristina, Beatrice, Grazia, Rita e Giovanna Giustiniani. E scopre attraverso archivi storici e documentazione varia che nel 1951 venne effettuato un intervento riguardante la trasformazione e l'ampliamento - anche tramite inglobamento di una corte interna - dell'immobile nonostante non vi fossero atti autorizzativi. Il motivo? I lavori richiesti dagli allora gestori del cinema Centrale con domanda di permesso di costruire datata 20 luglio 1951 furono iniziati prima del rilascio del permesso che in realtà non sarebbe mai stato concesso. Non solo. Quei lavori erano stati oggetto di verbale di accertamento (datato 11 agosto 1951) e furono sospesi dalla Soprintendenza il 20 agosto 1951 in virtù del vincolo d'interesse storico-artistico sul palazzo Montecatini. Lavori poi proseguiti e portati a compimento grazie a un'autorizzazione del 19 maggio 1986 chiesta per «consistenti lavori di straordinaria manutenzione all'immobile». I vigili urbani avrebbero accertato che quei lavori sarebbero stati difformi rispetto agli elaborati grafici allegati alla domanda di permesso a costruire. Difformità legate alle dimensioni del fabbricato, alla disposizione interna delle stanze e alla realizzazione di un corridoio non previsto nel progetto autorizzato che sarebbero state rese note dal sopralluogo di un tecnico comunale avvenuto nel novembre del 2004 per verificare la consistenza delle opere. La polizia municipale avrebbe poi elevato verbali di contestazione in quanto i locali risultavano sprovvisti di agibilità considerato anche l'edificio è un cinema in cui affluiscono centinaia di persone. Con raccomandata datata 14 febbraio 2011 e solleciti successivi (25 maggio e 28 giugno) la polizia municipale aveva chiesto ai proprietari dell'immobile - per la garanzia della sicurezza dei locali e la tutela della pubblica incolumità - di produrre copia del progetto esecutivo nel quale risulti la rispondenza delle opere eseguite con le norme che regolano l'esecuzione degli interventi in cemento armato. Ma ad oggi la documentazione non è stata prodotta. COSA PUO' ACCADERE A questo punto scatta l'ordinanza di demolizione dell'ampliamento abusivamente realizzato e il ripristino dello stato dei luoghi. E la sanzione pecuniaria prevista dalla legge per il mancato rispetto del vincolo storico-artistico è stabilita in 10mila 329 euro. In caso di inottemperanza il Comune procederà d'ufficio al ripristino dello stato originario del Palazzo Montecatini. I proprietari a questo punto possono ricorrere entro 60 giorni dalla notifica al Tar della Toscana o entro 120 usufruire del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Termini perentori per chiedere la revoca o l'annullamento del provvedimento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
