Attenzione
SCONCERTO
I concittadini all'estero «Siamo mortificati»
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Un altro punto quasi al buio lungo il percorso della processione 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. La mancata massiccia adesione alla luminara della Santa Croce per l'illuminazione con i ceri ha sconcertato anche tanti concittadini che vivono all'estero, in questi giorni in visita ai parenti e alla città per la Santa Croce, celebrata con tanto di processione anche in molte nostre comunità lucchesi all'estero. Una festa di Fede, ma anche una rievocazione storica culturale con un forte risvolto turistico, che in settembre porta a riempirsi tutti gli alberghi, con conseguente grande lavoro per ristoranti e attività commerciali. «Ho sempre sentito dire - commenta amareggiato Romano Della Santina, primo presidente dei lucchesi di San Francisco e figura storica della lucchesità in America - che ci vogliono due lucchesi per fare un genovese. «Non mi sarei mai immaginato però che i miei concittadini arrivassero ad essere così indifferenti di fronte ad un evento che i nostri padri hanno con orgoglio tramandato nei secoli. «Non voglio parlare di fede, ma di buon senso. Di orgoglio e di rispetto di una tradizione antichissima. Piange il cuore quando si vedono i negozi disadorni, privi dei lumini di cera. Le chiazze di buio feriscono tutti, compresi i numerosi turisti, che per la città sono fonte di ricchezza. Troppi commercianti sembrano faticare a capire quanto sia necessaria e utile, a loro per primi, una convinta partecipazione. Non basta che i lumini vengano dati gratis dal comune. Incredibile e autolesionistico tanto disinteresse». «Quando ero bambino - aggiunge l'industriale Luigi Silvestri, originario di San Cassiano di Motrone a Bagni di Lucca e da decenni abitante in California - venire a Lucca per la Santa Croce era una grandissima festa. Si andava alle fiere e in Processione a vedere lo spettacolo della città completamente illuminata. Un ricordo che mi sono sempre portato nel cuore. È soprattutto per questo che noi lucchesi che viviamo all'estero promuoviamo Lucca trecentosessantacinque giorni all'anno, e non solo durante le fiere del settore. La promuoviamo con l'orgoglio di essere lucchesi e riusciamo a mandare molti turisti che vengono, soggiornano negli alberghi, frequentano i ristoranti e spendono nei negozi. Anche in quelli che per Santa Croce durano fatica a spendere qualche euro per rendere la città più bella». D.T.
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