Sicurezza
Richiesta di incontro urgente al sindaco
Barbara Antoni
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Dipendenti del Giglio durante una protesta (archivio) Lavoratori e organizzazioni voglio chiarire la situazione
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LUCCA. La lettera è già partita. Prima per posta elettronica, poi sarà recapitata a mano in Palazzo Orsetti e protocollata. Ha due destinatari: il sindaco Mauro Favilla e l'assessore alla cultura Letizia Bandoni. Sono due anche i mittenti: le categorie sindacali Fistel Cisl ed Slc Cgil, che chiedono, unitamente, un incontro urgente ai due amministratori sulla situazione dei lavoratori del teatro del Giglio, nel pieno di una vertenza che li vede contro l'attuale commissario straordinario Massimiliano Volpi (anche direttore generale del Comune), nominato dal sindaco. Al centro c'è il contratto integrativo recepito a gennaio dal precedente cda ma che adesso il commissario straordinario mette in dubbio. Perché, così ha dichiarato, vuole ricevere rassicurazioni sulla effettiva natura di una azienda come il teatro del Giglio, fondato nel 1998 come azienda speciale (e con lo statuto di una azienda privata, dicono i sindacati) ma di totale proprietà pubblica. Volpi è propenso a ritenere che, come si sarebbe già espressa la Corte dei Conti regionale, il Giglio sia da considerarsi un ente pubblico e che quindi ai suoi dipendenti debba essere applicato il contratto dei dipendenti pubblici. Opposta è invece la visione dei lavoratori (e dei sindacati), i quali si considerano a tutti gli effetti dipendenti di una azienda privata. Anzi, da più parti si sottolinea come la necessità di un contratto integrativo che prevedesse una quota in più di salario (cento euro circa al mese) fosse contenuta anche nelle considerazioni espresse dalla società di rilevazioni Pkf che, su volontà e dietro mandato del passato cda, eseguì un'analisi approfondita dell'azienda e del suo regime economico e patrimoniale. Se adesso anche il ministero del Tesoro, dopo la Corte dei Conti, concordasse con la visione del Giglio come ente pubblico, i lavoratori (che hanno già proclamato lo stato di agitazione e non escludono lo sciopero) vedrebbero decurtare dal loro stipendio la quota aggiunta, anzi dovrebbero restituire le quote già percepite.
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