La manifestazione
«Il buono pasto costa ancora troppo»
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Mamme durante il panino day (in un foto di archivio)La protesta di una mamma e l'auspicio che l'assessore «incontri il comitato genitori»
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LUCCA. Il costo di un pasto? Ancora troppo elevato. La formula "presenza a scuola uguale presenza a mensa"? Un modo per impedire lo sciopero del panino. Le nuove regole del Comune in materia di mensa scolastica non convincono appieno i genitori del comitato protesta buoni pasto. Parla Elena Iacopetti, una mamma che fa parte del comitato dei genitori che è stato artefice, per tutto lo scorso anno scolastico, di ripetuti scioperi del panino (poi sfociati in un panino day in piazza Napoleone). Ma parla, sottolinea, a titolo personale. Le prime impressioni sulle nuove regole del Comune per le mense scolastiche (tariffe invariate; buoni pasto annullati: i pasti si pagheranno il mese successivo a quello del consumo a scuola; annullati gli indicatori di benessere, ovvero i consumi delle utenze, per il calcolo della fascia tariffaria: per determinarla si farà riferimento solo al reddito Isee) sono in parte positive, ma tra le righe Elena Iacopetti vede un intento di «impedire ai genitori di ricorre alla protesta dello sciopero del panino, uno strumento che ha dato importanti risultati. Le nuove regole sarebbero positive se prevedessero una riduzione degli importi: invece di oscillare fra 3,20 e 4,10 euro avrei preferito una tariffa unica equa di 3,50. In caso di tariffe differenziate per reddito, non condivido che da 21mila euro in su sia considerato un solo scaglione». Quanto alla scomparsa degli indicatori di benessere per il calcolo della fascia tariffaria riferita alla singola famiglia, la signora Elena precisa un aspetto. «Gli indicatori di benessere e il conguaglio erano i due punti all'origine del ricorso al Tar che il comitato dei genitori aveva presentato. Il ricorso è sospeso - spiega - solo perché i conguagli sono stati sospesi dal Comune. Ma c'è un anno per poterlo ripresentare. Penso che se il Comune abbia eliminato gli indicatori di benessere dal calcolo della fascia tariffaria sulla scia del nostro ricorso». Quello che Elena Iacopetti auspica, come genitore, è che il nuovo assessore alla pubblica istruzione Moreno Bruni «si faccia avanti per incontrare il nostro comitato. Ha già incontrato dirigenti scolastici e rappresentanti dei circoli didattici: poteva invitare anche noi a quella riunione». Oltre che del prezzo del pasto, ritenuto ancora troppo alto, Elena Iacopetti vorrebbe parlare della qualità del cibo con l'assessore. «Quando si parlava del nuovo centro cottura comunale - premette - ci veniva detto che con questa nuova struttura i pasti sarebbero costati meno. Invece sono aumentati di un euro, perché tocca alle famiglie pagare la nuova struttura. Oltretutto il servizio è peggiorato: non è possibile avere alternative al menu del giorno. Se ad esempio è prevista la pasta al ragù, una pasta in bianco non si può avere; la variazione è consentita solo in casi di intolleranza o malattie. Invece tutti sappiamo quanto per un bambino possa essere importante mangiare quello che più gli piace, come un semplice piatto di pasta con l'olio».
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