Gioco
Il medico è ancora prigioniero di un gruppo di ribelli in Sudan
Raccolte più di 500 firme per la liberazione di Azzarà
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Un corteo per la liberazione di Azzarà 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Momenti di apprensione per i familiari di Francesco Azzarà per la sparatoria in cui sono morti tredici poliziotti sudanesi e altri trenta sono rimasti feriti. Un conflitto a fuoco che in un primo tempo era stato attribuito a un tentativo delle autorità del Sudan di liberare il volontario di Emergency ormai lucchese d'adozione a tutti gli effetti. «Francamente - dice l'ingegner Carmelo Azzarà, cugino del medico rapito, che vive in centro storico - fonti di Emergency ci avevano subito comunicato che la notizia del conflitto a fuoco non era collegata con il rapimento in Darfur di Francesco. E la Farnesina ce l'ha confermato qualche ora dopo». Intanto sono oltre 500 le adesioni al comitato lucchese per la libertà di Francesco Azzarà. A comunicarlo è proprio l'ingegner Carmelo Sgrò, presidente del comitato lucchese per la liberazione di Francesco Azzarà: «Le adesioni arrivano via e-mail - dice dal telefono - e siamo molto soddisfatti di come sta andando la campagna di sensibilizzazione. A tal proposito vogliamo ringraziare il comune e la giunta di Lucca che hanno risposto positivamente alle nostre richieste di affiggere un manifesto e inserirle nel sito internet l'appello alla liberazione di Francesco. «Per quanto riguarda mio cugino da notizie provenienti da Emergency sembra che stia bene e sia trattato con umanità dai suoi rapitori. Ci sono contatti a livello internazionale per arrivare alla sua liberazione e sulle modalità della trattativa vige il più stretto riserbo».
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