Sicurezza
LEMERGENZA
«La mia bambina autistica sola per tre pomeriggi»
N.D.
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LUCCA. Rita è una mamma come ce ne sono tante, con un marito, un lavoro e due figli. La sua bambina più grande, però, ha un disturbo della funzione cerebrale: l'autismo. Tra pochi giorni inizierà il suo primo anno di scuola elementare, con l'emozione che caratterizza tutti i bambini in quel giorno. Solo che a lei è destinato un trattamento diverso: non potrà svolgere l'anno scolastico nella sua interezza, seguendo, cioè, tutte le ore che lo compongono. 12 ore a settimana le saranno riconosciute per poter apprendere, studiare, conoscere con l'aiuto di un insegnante di sostegno. Le altre (e 12 su 40 ore settimanali sono meno della metà) le passerà in classe senza sapere cosa fare oppure uscirà prima da scuola e non saprà spiegarsi troppo il perchè. «I bambini autistici - spiega la mamma - in fase evolutiva possono migliorare se sono seguiti individualmente e con continuità. 12 ore a settimana sono pochissime, per tre pomeriggi a settimana resterà scoperta in classe. Cosa farà? Senza considerare il sovraccarico di lavoro concentrato nell'unica maestra presente in classe». Ma non finisce qui. «Mi è anche stato tolto - spiega - il supporto domiciliare che fino all'anno scorso mi veniva garantito per due o tre ore a settimana dagli educatori dell'Anffas. È un'assurdità: quel supporto per noi famiglie significa respirare dalla pressione psicologica e dalla stanchezza fisica e mentale. Il comune di Lucca ogni anno stanzia sempre meno fondi per l'Anffas, che senza soldi non riesce a coprire il supporto domiciliare. E questa è una vergogna inaudita. Mia figlia - continua Rita - ha una disabilità grave. La scuola dove è iscritta, a Sant'Anna, ha chiesto all'ufficio scolastico altre 30 ore per deroga per i bambini certificati gravi. Gliene sono state riconosciute due».
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