Il Tirreno

Lucca

L'Iva al 21% allarma i negozianti

Al centro Giuliano Cesaretti presidente della Confesercenti
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Al centro Giuliano Cesaretti presidente della Confesercenti

La Confesercenti: «La crisi dei consumi colpisce anche l'alimentazione»

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 LUCCA. Allarme tra i commercianti per l'aumento dell'Iva al 21%, che arriva in un momento di crisi per i bilanci delle famiglie che fanno registrare un calo di consumi anche nella spesa per l'alimentazione. Forte il timore che l'inevitabile incremento dei prezzi faccia ulteriormente calare le vendite.  «I dati Unioncamere della Toscana per il II trimestre 2011 - commenta il presidente della Confesercenti, Giuliano Cesaretti - confermano quanto stiamo dicendo da diverso tempo. Registriamo ancora un -1,3% di perdite con l'aggravante che nei negozi più piccoli la flessione raggiunge il - 2,6%. Ma anche la grande distribuzione risente della crisi per il secondo trimestre consecutivo (-0,2)».  Si tratta di dati regionali, ma segnano comunque una linea di tendenza in cui si inserisce anche il nostro territorio. Le rilevazioni di Confesercenti Toscana dicono che in tre anni le famiglie hanno tagliato del 12% i propri consumi con punte del -15% nel settore dell'abbigliamento e calzature.  «E ora ad essere colpito è anche il settore alimentare che negli anni scorsi aveva tenuto di più - aggiunge Cesaretti -. L'onda lunga della crisi dei consumi quindi rischia di aggravarsi per le misure decise dal Governo di aumentare l'Iva.  «Una scelta pericolosa, di cui ci stupisce si ignorino le immediate conseguenze inflattive e recessive sul mercato interno e che colpisce in modo indiretto il consumatore finale sui cui l'imposta si scarica, con un aumento medio stimato per le famiglie importante che rende ancora più iniqua una manovra, che per paura di scontentare qualcuno ha finito per scontentare molti».  A questo si aggiunge che l'inflazione sta rialzando la testa.  Non a caso le aziende costrette a fare i conti con il mercato interno, come il commercio, risentono non solo della perdita del potere di acquisto delle famiglie, ma anche dell'aumento dei costi dei trasporti e delle materie prime che si stanno riflettendo sull'ultimo anello della catena commerciale.  «Le nostre imprese si stanno impegnando con iniziative, innovazione, promozioni comprimendo al massimo i costi, nonostante la ripresa inflazionistica in atto e la grandinata di aumenti di tasse provocati dalla manovra finanziaria - conclude il presidente -. Ma chiedono un recupero di credibilità del nostro Paese e una svolta nella politica economica. Dalla manovra è emersa con chiarezza una inadeguatezza dei modi e dei contenuti, che i principali osservatori nazionali e internazionali hanno a più riprese sottolineato. I tagli della spesa pubblica sono rimasti un capitolo privo di scelte coraggiose insieme alle riforme strutturali sul sistema previdenziale e sulla riforma dello Stato, che continua ad altalenare tra prospettive demagogiche e scelte di facciata. Abbiamo bisogno di un riformismo profondo che consenta di recuperare risorse per nuovi interventi per la modernizzazione del paese, riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, assicurando più sostegno al reddito, allo sviluppo, alla occupazione».

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