Sicurezza
Torna a suonare l'ultimo pianoforte di Puccini, con cui compose Turandot
Torna a suonare il pianoforte di Giacomo Puccini, l'ultimo strumento sul quale il compositore ha messo le mani, quello su cui ha composto l'incompiuta Turandot e che ora è il pezzo forte del Museo casa Natale di Puccini
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Torna a suonare il pianoforte di Giacomo Puccini, l'ultimo strumento sul quale il compositore ha messo le mani, quello su cui ha composto l'incompiuta Turandot e che ora è il pezzo forte del Museo casa Natale di Puccini che martedì 13 riaprirà i battenti a Lucca dopo sei anni di forzata chiusura. Il primo a toccare quella tastiera in pubblico sarà domani sera Michele Campanella, il pianista che già ha «ridato vita» a strumenti appartenuti a celebri compositori, come Spontini e Liszt. «Diciamo che ho una certa vicinanza con i pianoforti antichi», scherza Campanella.
Ma la commozione è più forte della battuta: «Pensi - spiega - che è un pianoforte fermo da decenni, anche se è arrivato a noi in condizioni certo non ottimali, ma ancora buone». Il feltro degli 88 martelletti non è stato cambiato nel restauro: «Porta impresso il segno delle corde con la forza che ha impresso il maestro sulla tastiera: è una specie di continuità ideale». Il pianoforte è uno Steinway tre quarti di coda acquistato da Puccini nel 1901. Da allora lo ha seguito nelle sue case per poi tornare a Lucca. Prima di morire è a quel pianoforte che Puccini è stato a lungo seduto per comporre Turandot, un lavoro interrotto dalla morte. Nel Museo Puccini di Lucca, riaperto dopo l'intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha chiuso un periodo di oblio della casa natale del compositore, c'è anche un filmato in cui si vede Puccini suonare quello stesso strumento filmato in cui suona questo pianoforte. «Il restauro è stato rispettoso, certo - aggiunge Campanella - c'era da intervenire sulla meccanica che è stata ferma per così tanto tempo e sulla tenuta dell'accordatura: il minimo necessario». E a proposito di accordatura anche quella è stata fatta «secondo i criteri dell'epoca». Suonare un pianoforte simile è comunque una sfida anche per musicisti esperti. «Beh, diciamo che mi prendo dei rischi», si schermisce Campanella. «Strumenti simili - spiega poi - non si possono suonare al massimo della forza: ci vuole delicatezza come con le persone anziane». Al concerto in programma domani sera, in vista dell'apertura del Museo, Campanella proporrà brani di Wagner, Frank, Debussy e Chaikowsky: tra i compositori preferiti da Puccini: «Diciamo che se fosse in platea sarebbe stato felice di ascoltare».
La passione di Campanella per gli stumenti «non costruiti oggi» non è solo filologia: «E' un lavoro di approfondimento sul suono. Gli strumenti antichi non sono belli come oggetti ma perchè il suono è diverso da quello di oggi, più poetico, non tende al volume, ma al canto». Dopo il concerto di domani sera, sabato sarà la volta del concerto con protagonista la cantante Maria Luigia Volpi, quindi martedì la festa per la riapertura del museo con il concerto della Filarmonica Luporini di Lucca.
Ma la commozione è più forte della battuta: «Pensi - spiega - che è un pianoforte fermo da decenni, anche se è arrivato a noi in condizioni certo non ottimali, ma ancora buone». Il feltro degli 88 martelletti non è stato cambiato nel restauro: «Porta impresso il segno delle corde con la forza che ha impresso il maestro sulla tastiera: è una specie di continuità ideale». Il pianoforte è uno Steinway tre quarti di coda acquistato da Puccini nel 1901. Da allora lo ha seguito nelle sue case per poi tornare a Lucca. Prima di morire è a quel pianoforte che Puccini è stato a lungo seduto per comporre Turandot, un lavoro interrotto dalla morte. Nel Museo Puccini di Lucca, riaperto dopo l'intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha chiuso un periodo di oblio della casa natale del compositore, c'è anche un filmato in cui si vede Puccini suonare quello stesso strumento filmato in cui suona questo pianoforte. «Il restauro è stato rispettoso, certo - aggiunge Campanella - c'era da intervenire sulla meccanica che è stata ferma per così tanto tempo e sulla tenuta dell'accordatura: il minimo necessario». E a proposito di accordatura anche quella è stata fatta «secondo i criteri dell'epoca». Suonare un pianoforte simile è comunque una sfida anche per musicisti esperti. «Beh, diciamo che mi prendo dei rischi», si schermisce Campanella. «Strumenti simili - spiega poi - non si possono suonare al massimo della forza: ci vuole delicatezza come con le persone anziane». Al concerto in programma domani sera, in vista dell'apertura del Museo, Campanella proporrà brani di Wagner, Frank, Debussy e Chaikowsky: tra i compositori preferiti da Puccini: «Diciamo che se fosse in platea sarebbe stato felice di ascoltare».
La passione di Campanella per gli stumenti «non costruiti oggi» non è solo filologia: «E' un lavoro di approfondimento sul suono. Gli strumenti antichi non sono belli come oggetti ma perchè il suono è diverso da quello di oggi, più poetico, non tende al volume, ma al canto». Dopo il concerto di domani sera, sabato sarà la volta del concerto con protagonista la cantante Maria Luigia Volpi, quindi martedì la festa per la riapertura del museo con il concerto della Filarmonica Luporini di Lucca.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
