Il Tirreno

Lucca

Al Giglio il 15 settembre va in scena “Il ciarlatano” con le scene del pittore lucchese Marco Pasega

L'omaggio al Maestro con l'operina del nonno

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LUCCA. È giovane Marco Pasega. Non ha ancora 30 anni, quando (fra il 1972 e il 1973) il direttore d'orchestra americano Herbert Handt lo cerca. Sa che è un pittore di talento. E gli vuole affidare un incarico: realizzare le scenografie per un'operina buffa di Domenico Puccini, il nonno di Giacomo. Marco Pasega, curioso, sempre pronto a raccogliere le sfide, accetta. E crea le scene per "Il Ciarlatano" che il 15 settembre - con lo stesso allestimento di quasi 40 anni fa - torna al teatro del Giglio, nei giorni in cui riapre la casa natale di Giacomo Puccini.  L'operazione, oggi come nel 1973, è voluta da Handt, come omaggio al compositore attraverso la musica. E visto che la città non ha prodotto alcuna opera del Maestro, in concomitanza con l'inaugurazione del "suo museo", Handt ha pensato di riproporre l'allestimento dell'operina di Domenico il cui valore aggiunto è dato proprio dalle scene di Pasega. «Quando Marco venne chiamato per questa produzione - ricorda Romano Silva, l'amico di una vita - era entusiasta. Lavorare per il teatro, affrontare questa esperienza nuova gli procurò una gioia immensa. Tanto più che nel maestro Handt trovò un grande punto di riferimento».  I risultati di questa collaborazione si rivelano da subito importanti. L'opera ha successo e parte per una tournée internazionale in Europa e negli Stati Uniti. «Guardando con gli occhi di oggi a quell'esperienza - prosegue Silva - posso dire che i personaggi de "Il ciarlatano" sono quelli che già popolavano i quadri di Marco Pasega. Ci sono le persone di tutti i giorni; la gente comune è protagonista di un'opera che si svolge vicino a Venezia, luogo che intrigava Marco in modo particolare. E non credo di sbagliare se dico che per le scene di questa produzione si sia ispirato, in qualche modo, al quadro "Il ciarlatano" del pittore veneto Pietro Longhi, visto e rivisto al museo di Ca' Rezzonico». Del resto - sottolinea Romano Silva - nei quadri di Marco Pasega già traspare la passione per i luoghi del Settecento, prima ancora di sapere che quella era l'epoca in cui si svolge l'opera di Puccini (e nella quale dipinge Longhi). «C'è da dire che i periodi di ispirazione di Pasega - precisa il professore - non devono essere letti in modo filologico. Sono più periodi di atmosfera che di storia e alla fine il risultato è l'atemporalità della scena. L'epoca diventa un pretesto per raffigurare il presente, i luoghi della quotidianità, come il mercato, il caffè o la locanda. È per questo che Pasega si è sentito così a suo agio nel creare le scene del Ciarlatano».

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