Il dolore
In quaranta senza lavoro né stipendio
Barbara Antoni
Alla Giesse di Porcari tutto fermo da maggio. E l'azienda non firma la mobilità
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PORCARI. Con l'azienda non si riesce a parlare, i dipendenti non lavorano e non riscuotono da mesi, un accordo per la mobilità non c'è. La situazione è drammatica davvero alla Giesse srl in via Mascagni, azienda che - riporta la didascalia sul suo sito internet - opera nel campo delle costruzioni metalliche ed è specializzata nella progettazione, costruzione, manutenzione e montaggio di impianti e macchinari per la produzione di carta tissue, da imballaggio, converting e nastri trasportatori. Un'attività svolta da circa trent'anni, che ha portato frutti e notorietà. Poi però sono cominciati i problemi. «I lavoratori non riscuotono da quattro mesi - spiega il segretario provinciale Fiom Massimo Braccini -. Inizialmente erano 60, adesso 40. Ormai sono tutti licenziati. Abbiamo fatto convocare l'azienda dal Comune e dalla Provincia a un incontro per avviare la procedura di mobilità, ma questa non si presenta, è latitante, non paga così nemmeno la sua parte di contributi per l'avvio della mobilità. Ma l'azienda esiste ancora. I dipendenti licenziati percepiscono l'indennità di disoccupazione, circa 600 euro, almeno finché verrà loro erogata». La percepiscono tutti meno uno. Si chiama Leonardo Russo, ha 57 anni, una pensione di invalidità civile di 250 euro. Ed è disperato, perché solo con quella è costretto a vivere. «Sono a casa dal primo maggio scorso - racconta l'uomo, che lavorava alla Giesse da quattro anni -. Vivo con la mia compagna in un casa del Comune a Lappato, anche lei è un'invalida, ma del lavoro. Ho una pensione di 250 euro. Non posso percepire la disoccupazione perché beneficio già di un sussidio tutto a carico dell'Inps e non ho diritto a un secondo. L'8 agosto ho ricevuto la lettera di licenziamento. Nel frattempo cerco lavoro, ho sempre fatto il metalmeccanico, il carpentiere, il saldatore». Stretto fra un'azienda che va male, un licenziamento, e le maglie di leggi e burocrazie. Leonardo Russo è protagonista suo malgrado di questa situazione, confermata dall'Inps. «Il signor Russo - spiega il direttore dell'Inps provinciale Vittoria Ferrara - come tutti gli operai della Giesse srl - è stato iscritto al centro dell'impiego nelle liste di mobilità ai sensi della legge 236/93 anziché ai sensi della legge 223/91. Pertanto, da parte aziendale, non è partita nessuna azione per l'apertura della procedura di mobilità, non esiste accordo con le parti sociali e non può quindi essere concessa dall'Inps la mobilità, ma solo l'indennità di disoccupazione ordinaria. Nel caso specifico del signor Russo, titolare di assegno di inabilità, era richiesta l'opzione tra pensione o prestazione. Nella sua domanda, il signor Russo aveva optato per la pensione, rinunciando così lui stesso alla prestazione di mobilità, anche qualora ne avesse avuto il diritto. La stessa opzione non è prevista sulla prestazione di disoccupazione ordinaria che quindi, essendo titolare di pensione diretta, non gli spetta». Negli ultimi giorni Russo, lo confermano i sindacati, ha avviato l'unica pratica possibile in questo frangente, vale a dire la ricostituzione della sua pensione. In pratica, da disoccupato, può chiedere trasformare l'importo della sua pensione di invalidità civile di 250 euro in quello di una pensione minima di 470. Oltre non potrà andare. L'azienda intanto non risponde. Il centralino della sua sede di Porcari, rilascia sempre la stessa dichiarazione registrata: «Tutti i nostri operatori sono momentaneamente occupati, la preghiamo di attendere». Si attende ma non risponde mai nessun operatore, né in mattinata né nel pomeriggio. La Fiom si appresta a fare nuovi passi: «Impugneremo i licenziamenti, e faremo istanza di fallimento all'azienda perché non paga ai suoi dipendenti le quattro mensilità arretrate».
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