Il Tirreno

Lucca

«Giannecchini, faremo chiarezza»

Rossella Lucchesi
Lelio Giannecchini
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Lelio Giannecchini

All'Istituto della Resistenza spariti atti e documenti

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 LUCCA. Non si placano le polemiche sull'Istituto Storico della Resistenza dopo le vicende che hanno visto protagonista l'ex partigiano Lilio Giannecchini che dal 1984 ricopriva la carica di presidente. Una storia complessa e alquanto nebulosa che l'attuale Cda spera di chiarire al più presto, possibilmente col racconto dettagliato dell'anziano ex combattente,sgombrando il campo da dubbi e anomalie che negli ultimi tempi hanno monopolizzato la stampa locale. E non solo.  C'è anche una presa di posizione dei vertici nazionali a tutela dell'immagine dell'istituzione lucchese.  «Ci sembrava il caso di rendere note le nostre posizioni circa le vicende personali di colui che dopo 27 anni di gestione dell'istituto è stato travolto da una valanga di accuse - dice il direttore Gianluca Fulvetti nel corso di un incontro al quale ha partecipato il Cda al completo -. Finora abbiamo tenuto un profilo basso sui fatti, evitando polemiche pubbliche e concentrandoci sul riassetto del nostro organismo che, ricordiamo, è totalmente gestito da personale volontario. Nostro intento è fare chiarezza sulle circostanze che hanno scatenato questa bufera mediatica e, per quanto ci riguarda, ci adopereremo al massimo nella ricerca della verità, qualunque essa sia, nella totale trasparenza. Nel frattempo è scaduto il direttivo che aveva deciso la sospensione di Giannecchini ed è stato sostituito con il nuovo consiglio azzerando di fatto ogni carica».  Sarà la giustizia a valutare gli aspetti della vicenda che ha investito l'86enne ex comandante della Brigata Oreste e stabilire se vi siano collegamenti tra il suo gruppo e quello di Cravasco dove avvenne la ormai nota fucilazione di decine di tedeschi. Le dichiarazioni di Giannecchini parlano di controrappresaglie partigiane, ma sull'episodio rimangono ancora molte ombre da chiarire. «Che si aggiungono ad alcuni fatti inquietanti», prosegue Fulvetti che denuncia la sparizione di una parte del patrimonio librario e di tanti documenti che non risultano più nell'archivio. Mancano all'appello volumi dedicati a Don Aldo Mei, importanti fondi documentari, atti processuali e molti altri documenti che, come per magia, sembrano aver preso il volo, tanto che è stata sporta denuncia contro ignoti.  Intanto il nuovo Cda ha provveduto ad inventariare, pur sommariamente, carte e documenti con l'obiettivo di recuperare il patrimonio storico dell'epoca. «Stiamo riscrivendo lo statuto - aggiunge Fulvetti - e ci stiamo adoperando per ottenere ulteriori lasciti affinchè l'istituto diventi luogo di cultura e di studio, accessibile a tutti. Ciò che condanniamo è la polemica politica imbastita da chi è poco informato sui fatti e pretende di esprimere giudizi».  Intanto da ottobre si svolgeranno «i giovedi della Resistenza», una serie di incontri con personaggi e protagonisti della storia.

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